Non fare alle altre ciò che non vorresti sia fatto a te

Cara Sara,
ho deciso di scriverti questa lettera per testimoniarti la mia più sincera affezione, sia al tuo caso che a quello del tuo ex amante ora compagno Logli.
Negli ultimi anni, agli arbori della scomparsa di Roberta, tu sei sempre apparsa come la piccola ragazzina indifesa, manovrata da abili mani mature e persuasa a compiere atti impuri in nome del sentimento più nobile quale può essere il vero amore.
Abbiamo snocciolato con te i 7 anni di relazione, passami l’aggettivo, incestuosa tra te e lui, da quando appena ventenne, incontrasti questo maturo quarantenne e te ne innamorasti.
Entrasti in questa famiglia, diventasti una delle migliori amiche di Roberta e cominciasti ad essere l’amante del marito.
Per carità, giovane e bella come eri, non ti deve essere stato poi così difficile.
All’inizio delle varie inchieste, venne fuori tutto il tuo dolore per questo tuo ruolo relegato a comparsa periodica, quando tu, in quella casa, avresti voluto essere l’assoluta protagonista.
Assistesti in silenzio alla loro vita quotidiana sperando un giorno che quella vita diventasse tua.
Ti prendesti cura dei loro figli, lavorasti al loro fianco e cercasti di farti voler bene come una di loro.
In cuor nostro, intendo di noi donne col doppio dei tuoi anni, forse abbiamo persino giustificato un gesto che a tutti gli effetti fa rabbrividire: fare l’amicona e tradirci alle spalle.
Poi, però, negli ultimi mesi, questa liason ha preso più i contorni di una storia frugale, che di amore aveva ben poco: lettere infuocate tra te ed il Logli dove di frasi sdolcinate non ve ne era la benché minima traccia, solo squallidi batti e ribatti sessuali.
Non solo.
Email in cui due amanti discutono su una moglie che è d’intralcio, una sorta di palla al piede di cui non si sa come liberarsene.
E questa sorta di amorevole nebulosa che aleggiava sopra la tua giovane testa ad un certo punto si dissolse e svelò una Sara diversa: una ragazza che sapeva benissimo cosa voleva e non mostrava il minimo scrupolo per ottenerlo.
In effetti ora, questa nuova connotazione che ti vede più cattiva che buona, ti sta alla perfezione, perché diciamocelo francamente, la bella innamorata strideva un po’ con anni di gomito a gomito con la moglie del tuo amante.
Per fare l’amicona mentre ti sbatti suo marito, ci vuole un fegato così, mica un cuore grande.
Per ascoltare la moglie confidarti dei sospetti di tradimento da parte del marito e magari consolarla quando sapevi di essere proprio tu la causa di quel dolore, beh fammelo dire, puzza più di indole hitleriana che di Pollyanna.
E per non farsi mancare nulla e completare un quadretto malefico, come ciliegina sulla torta, la moglie scompare in maniera tragica e tu a distanza di tre mesi, decidi di trasferirti in pianta stabile a casa sua, nel suo letto, coi suoi figli.
Ma ecco, che la giustizia divina a cui tanti non credono, per una volta si mostra in tutta la sua magnificenza.
Ottieni quello che vuoi ma nel peggiore dei modi.
Un uomo indagato per omicidio e scansato da tutti a cui tu fai da balia più che da compagna di vita.
Un fisico che non reggendo allo stress si trasforma in un impietoso contenitore, sformato e appesantito da sensi di colpa per il misfatto compiuto e che ormai, è sulla bocca di tutti.
Infine, mercoledì sera viene diffusa a milioni di spettatori la notizia che oltre a te, il tuo puro amante, quello che tu facevi impazzire coi completino intimi regalati dalla povera e ingenua Roberta, frequentava prostitute.
Cioè, tradotto in poche parole, pagava per andare con altre quando avrebbe potuto avere te gratis. Terribile….
Sai la prima cosa a cui abbiamo pensato?
No, non è quanto ti stia bene, anche se in effetti non si può di certo provare compassione per una che uccide seppur metaforicamente un’altra donna.
È stato: per fortuna Roberta non ha dovuto assistere a tutto questo schifo mentre tu ora, con la vita rovinata e probabilmente un grande amaro in bocca, dovrai convivere con questa verità, con un castello di bugie che lui ha costruito ma a cui tu hai ampiamente partecipato.
Ti faccio tanti auguri per la tua nuova vita, finalmente sei riuscita a realizzare il tuo sogno: diventare tu la nuova Roberta; mi sembra che ora tu ingrassata, invecchiata, senza più una famiglia alle spalle e tradita sia l’epilogo perfetto.
Non si potrà mai costruire la propria felicità sul dolore altrui e come si usa spesso dire, non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te.

L’italiano almeno sallo!

Io non vorrei passare per quella che se la mena…ma come faccio a rispondere a dei messaggi che letteralmente non capisco? Voi vi lamentate tanto delle H mancanti o in eccesso, io penso che il problema primario sia la semantica e ancor prima la sintassi…

– ciao?!? Vorrei parlare un po con te e vero che quello e tuo?!
Tuo cosa?
-Dai dirlo a me se e tuo?!!
– Ma dire cosa e soprattutto cosa è mio??
-Quello in fondo li alla foto dopo pero non dire che lo sai perche io gli ho detto a lei che non potevi essere tu e lui non gli a creduto ieri????
-È uno scherzo vero?
-A scherzavi all’ora!! io non o mai pensato che eri tu poi perche dire che e tuo!?! mi spiace che ero in dietro se no glielo dicevo io ma poi e arrivata sua mamma e glielo a detto lei subito?!?
-La madre di chi???
-Di lei quella di lui e morta non lo sai!?!
-No mi spiace non lo sapevo…
E dai succede daltronde!?!
-Ripeto…è uno scherzo??
-No giuro e morta sul serio?!
-….vabbè ci rinuncio….

-perche non risp +????!!!!!

– cosa gli dico all’ora!!??

– Che sono io, ciao.
-ok by by, ti facevo più simpatica??!!

Ora che uno debba trovarsi un rompicapo ogni volta che riceve un messaggio non mi pare corretto..mica voglio un endecasillabo per ogni strofa, ma almeno un senso compiuto, un inizio ed una fine, una sfigata di punteggiatura la conosci cazzo? Non cominciamo con le scuole alte, ste cose si insegnano alle elementari mica alla Crusca. E non tiriamo in ballo nemmeno traduttori vari perché qui si parla di italiani, nati e cresciuti qui.
Capisco che la lingua italiana orale differisca molto dalla scritta, ma i punti interrogativi sapete a cosa servono? A domandare e quelli esclamativi ad affermare. È inutile che nel dubbio me li metti tutti e due?!? Perché poi non so se devo risponderti, annuire o denunciare la maestra che ti ha promosso in terza elementare.

Vendere non svendersi

Mi viene esposto un comportamento di un commerciale che a detta di qualcuno, deve essere ritenuto deplorevole.
Con grande stupore del cliente bistrattato, al contrario, appoggio in toto la reazione avuta e anzi aggiungo, ti sta proprio bene.
C’è un limite a tutto, persino per me.
Io, come commerciale, ti do tutta la mia disponibilità, mi impegno affinché il mio servizio soddisfi al massimo le tue aspettative, mi prodigo cosicché tutto sia di tuo gradimento ma non accetto e non accetterò mai che questa disponibilità sia presa per un semplice passatempo.
Faccio un misero vademecum perché possiate capire, sia che siate clienti occasionali o di lunga data, quando il troppo stroppia:
1) Se fissiamo un appuntamento io sarò puntuale, per cui mi aspetto che il cliente in primis ci venga, parrebbe ovvio ma ahimè non è sempre così e secondo che non disdica un’ora prima.
Non vorrei mai che si pensasse che se uno è un venditore sia anche un morto di fame pronto ad accettare tutto dal cliente, anche quello di attendere davanti ad una porta chiusa o di farsi ore di macchina per ricevere un messaggio che in modo sbrigativo ci liquida senza tanti fronzoli.
Se non ti sei preso nemmeno la briga di avvisarmi con un preavviso decente significa che non hai rispetto per me, perché dovrei averne io per te?
Se ritieni che il nostro appuntamento sia meno importante di un impegno dell’ultimo minuto, vedrò anche io a mia volta di riservarti la stessa importanza nella mia scala di valori.
Non fare l’offeso poi se mi richiami e prima di te, avrò altre priorità.
2) Non vendiamo tappeti fuori dai supermercati, un minimo di trattativa è salutare, un continuo pressing e ricatti vari per ottenere prezzi da grande distribuzione acquistando quantitativi da casalinga è stressante e illogico.
Al terzo “allora vado dalla concorrenza”, vacci veramente.
E concludere il discorso con “a te non interessa vendere” può solo essere veritiero se per te il mio vendere significa non guadagnare nulla per far guadagnare il doppio a te.
3) Se sei passato alla concorrenza per miseri 20 euro in meno scegliendo aziende traballanti e con prodotti scadenti, per quanto mi riguarda, non hai avuto mai chiaro il nostro rapporto ed è ovvio che un esame di coscienza il commerciale per primo dovrà farselo.
Però, se poi, a distanza di poco, ritorni sui tuoi passi, di sicuro non potrai pretendere lo stesso trattamento avuto in precedenza dal commerciale; sbattersi per poi vedersi traditi per una così esigua differenza, fa capire che investire tempo e sacrificio comunque non è servito a fidelizzarti. Tanto vale metterti nel calderone con tutti quegli altri che io identifico come Rossella O’ Hara in “via col vento.”
4) La crisi c’è, nulla da dire, ma ciò non significa che tu hai il diritto di avere il mondo ai tuoi piedi. Se mi fai una richiesta di preventivo, sarò felicissima di aiutarti, anche alla terza e fino alla quinta. Ovviamente tutte con carattere di urgenza.
Alla sesta, inconcludente come le cinque precedenti, però mi sorge un piccolissimo dubbio: sto perdendo il mio tempo o tu non hai ancora chiaro cosa vuoi dalla vita?
Perché io se dovessi cambiare la caldaia, non farei mai venire 6 volte il caldaista, questo per il semplice fatto che so cosa vuol dire per quel poveretto investire in un preventivo e mi sentirei disumana a far perdere tempo alle persone che lavorano.
Perché molti invece, questo tipo di rimorso, non sanno nemmeno cosa sia?
5) Se non paghi, non avrai mai ragione né scuse, figuriamoci pretese.
Fine della storia.
6) Se i clienti hanno sempre ragione allora i commerciali fanno bene a selezionare solo i migliori.

A tutti piace lavorare con persone professionali, da entrambe le parti.

Ma come ti vesti???

Quando esco a far shopping, mi prefiggo di scegliere l’abbigliamento seguendo due categorie: vestiti da tutti i giorni o quelli da gran galà.

Apro l’altro giorno l’armadio e mi ritrovo con 200 vestiti coi lustrini, 20 scarpe col tacco 12, 2 maglioni scuciti e nessun Galà.
Allora, Il giorno dopo riesco, ma stavolta, rimango fissa sull’obiettivo: cose di tutti i giorni quali scarpe comode, pantaloni normali, borse capienti o piumino sportivo.
Torno a casa con stivaletti finto usurati da motociclista, pantalone largo simil tuta, jeans sbragati con strappi ed una maglia oversize con Patti Smith ritratta nei suoi peggiori anni di droga.
Bene, a questo punto devo solo decidere se trovare un Galà in zona o prenotarmi al prossimo motoraduno di Harley a Gorgonzola.
E non solo, mi sono pure comprata una minigonna di piume che con gli stivaletti borchiati è la sua morte, tanto più che ho persino azzardato l’ipotesi di comprarmi un chiodo, giusto per terminare l’opera e chessò, andare a “Tale e quale” e provare con l’imitazione di Madonna in True Blue…
Insomma, a 40 anni devo ammettere che ho qualche difficoltà a capire bene il “tutti i giorni” …probabilmente ho chiaro che si tratta di qualcosa di scialbo, di non colorato, di non evidente e di sobrio tipo
scarpe col tacco quadrato, pantalone dritto di flanella, jeans morbidi in vita, giaccone marrone lungo, maglione di lana con intrecci vari…
Il problema che tutto questo insieme di cozzaglia non riesco proprio a comprarla anche se in effetti capisco che non posso vestirmi da Valeria Marini di prima mattina né essere continuamente fermata dai cani antidroga in aeroporto…
Non mi piacciono le quarantenni che sembrano già Rita Levi Montalcini nei suoi ultimi anni di vita, ma nemmeno quelle che sembrano la Berté appena uscita dalla clinica psichiatrica.
Ci vorrebbe un tutorial per noi 40 enni, uno che ci spieghi l’esatta misura tra l’acquistare le Valleverde e le Fornarina, tra le calze a rete e le fasce autoriscaldanti del Dottor Gibaud…
Perché questo scalino degli “anta” è assai scivoloso, ti ritrovi vestita da teenager o da tua nonna in men che non si dica;
Che faccio con le tette? Le mostro come una porcona sciancata o le nascondo da puritana accollata?
E i jeans? A me fanno schifo i jeans a vita alta, già quando 10 anni fa, esistevano solo quelli, mi pareva di essermela fatta addosso…che se per sfiga hai il culo un po’ basso, da dietro lo scambiano per le caviglie gonfie…
Certo che non possiamo nemmeno girare con quelli ultra low waist che quando ti pieghi rischi che ti cade fuori la spirale…
Bisognerebbe inventarsi un look studiato ad hoc per noi: sobrio ma svecchiato, impertinente ma morigerato, piccante ma di classe.

Oppure potrei adottare la strategia di quelle veramente “intelligenti”, quelle dell’ io me ne frego : “io sono già intelligente non devo anche lavarmi”.
Le sento già criticare in gruppetti di sovversive acide con le loro solite tiritene del o mio Dio che problemi, ma la pace nel mondo, l’io e l’Essere, l’anima e lo spirito, ma il corpo è solo un mezzo per accedere all’Eterno…sì cazzo, ho capito, ma mica devi farlo andare in putrefazione già a 40 anni….
Proprio oggi, ne avevo una davanti che aspettava seduta il suo turno:
gonna a ruota multicolore, un maglioncino di lana grezzo color senape e stivaletti con lacci in caucciù. Sopra invece, probabilmente, aveva buttato un giaccone del marito che non usa più.
E con almeno dieci minuti di attesa, non vorrai mica non leggere un capitolo di Anna Karenina?

Certo che se per sentirsi più intelligenti di tutte le altre, bisogna essere belle solo a livello molecolare e spaccarsi i maroni con Tolstoj anche dal dentista, no grazie, lascio a voi l’onore, preferisco rimanere col dubbio di essere scema piuttosto che andar sul sicuro in modo così sfrontato..e ve la dico tutta: un giorno ne fermerò una di queste sapientone pronte ad innalzarsi ai vertici del sapere e la sfiderò su domande di cultura generale, di letteratura o di qualsiasi cosa lei creda di saper di più di altre che perdono tempo a depilarsi o a curarsi. Ma attenzione, ti avviso che me ne devi far mangiare di polvere visto lo stato in cui giri…

Letterina a Babbo Natale (mamma mia quanto si sono incazzati gli amici dei pelosetti!)

Caro Babbo Natale, vediamo di chiarirci per una volta.
Visti gli anni precedenti che adesso francamente, diciamocelo, iniziano ad essere tantini e vista la tua scarsa propensione a soddisfare anche in minima parte le mie richieste, quest’anno ho deciso di cambiare strategia e ti scriverò cosa Non voglio.
Allora, partendo dal presupposto che il chiederti soldi e beni materiali con te non ha mai funzionato perché probabilmente farai parte di qualche fazione politica in cui peace and love aleggiano nell’aria, ho pensato di puntare su qualcosa di non tangibile ma comunque di enorme valore e quindi vorrei tanto che almeno ti sforzassi quell’attimo evitandomi di incontrare i seguenti personaggi:
1) Non fare in modo che incontri altre teste di minchia, almeno fino al dicembre prossimo; mi pare che il paniere sia gia bello pienotto e se proprio mi toccherà vivere il resto dei miei giorni da morta di fame, almeno fa’ che io sia circondata da persone sane di mente, che sanno fare 1+1 o per le quali tutto non sia solo bianco o solo nero.
Giuro è stato un anno davvero difficile questo, mi manca solo l’uomo nero, Belfagor e un lupo mannaro per vincere l’orsacchiotto.. Vorrei ricordarti che non ho manco 40 anni, lasciami respirare almeno fino ai 45 che non oso immaginare in altri 20 anni che altre allegre psicopatie mi riserverà il futuro.
2) Non ti chiedo fortuna tipo che so, cammino e vengo abbordata da un milionario scapolo malato terminale, ma nemmeno che in un giorno io debba incappare in un feticista in astinenza, un vecchietto con manie di esibizionismo e infine, un camionista moldavo che non vede la moglie da due mesi nello stesso giorno in cui la polizia locale durante una retata, abbia ingabbiato tutte le prostitute della provincia 5 minuti prima che io mi fermi a bordo strada per scrivere un’email. Cioè, toglimi almeno il vecchietto o lasciamo lì le prostitute, oppure dai 30 euro al vecchietto per andare a prostitute..insomma lavora un po’ di fantasia ma non accollarli tutti sempre a me..
3) Babbo Natale tu mi conosci, sai che amo gli animali, ma ti giuro, me li sogno anche di notte, mai come quest’anno sto sentendo quasi un odio profondo verso i quadrupedi. Sono dappertutto: nelle notizie principali, in foto, nei link, ritratti in primo piano, da dietro, seduti o in piedi, mentre dormono, giocano, si grattano; si parla ormai solo di quello e di terminologie quali: adozione, affidamento, svezzamento, sterilizzazione, toilettatura…ho paura che il mio cane si alzi un giorno e vada a denunciarmi a qualche associazione animalista perché gli do le crocchette del Conad…è vero costano poco, ma sono buone ti giuro! Lo so, dovrei dargli del filetto cottura media e dovrei pure lasciargli casa con usufrutto a vita, sono una scellerata e me ne vergogno molto.
Ma tu per favore, fai in modo che qualcuno riprenda un minimo di barlume e capisca che sta veramente rompendo il cazzo con sta storia, che la carne no, il formaggio no e mò, pure l’olio di palma…capisci?? Nemmeno quello mi fanno mangiare più!! Cioè finirò esausta a brucare l’erba del giardino della casa del mio cane….non dico milionaria, ok, mi sono rassegnata, ma nemmeno una mucca vestita di poliestere fino alla fine dei miei giorni. Quindi per un anno, solo carnivori e magari un po’ cinici che non guasta mai…
4) Per favore, nota che chiedo sempre per favore, fai venire la caccarella a tutti quelli che mi chiedono l’amicizia e mi devono pure dei soldi, perché poi, purtroppo, li vedo fuori a mangiare pesce tutte le sere ed in vacanza ai tropici e a me viene un’ ulcera perforante grande come l’isola d’Elba che non so se certificarla Igp o segnalarla alla guardia costiera come scoglio pericoloso.
E qui, immagino che ti starai domandando “chi mai potrebbe essere così scemo da chiederti l’amicizia e farti vedere che con te piange miseria ma in verità, i soldi per godersi la vita ce li ha, eccome se li ha?”
Fidati, Imodium con questo mio desiderio, raddoppierebbe le vendite in meno di un mese…quindi o la caccarella o bloccagli le richieste di amicizia fino al prossimo dicembre, lascio a te la scelta.
5) Se ti rimanesse del tempo o ci avessi preso gusto, guarda se puoi fare qualcosa anche con quelli che dalle 60 alle 70 volte l’anno minacciano azioni tipo “io vado all’estero” senza saper manco dire “the pen in on the table” convinti che un cameriere all’estero abbia benefit come villa, mutua e macchina aziendale, ovviamente guadagnando quanto un Senior Sales Manager. Che a questo punto per par condicio in fatto di demenza, ci tocca credere che le donnine venute a cercar fortuna in Italia, mica lo sapevano che finivano in strada…. E visto che ormai fatto 30, facciamo 31, gli facciamo fare il viaggio coi neolaureati spocchiosi che con ancora il laurus in testa, si credono eccellenze sprecate per questo Paese, mentre là, dove non si sa bene, li aspetteranno tutti ai piedi della scaletta per lanciargli addosso mazzette da 500 e lingotti d’oro. Questo è più uno sfizio lo ammetto, ma nemmeno di loro credo che sentirò la mancanza.
Tutti gli altri invece spiritosi, leggeri di cuore, ironici anziché piagnucolosi, positivi, tenaci sempre e comunque lasciameli dove sono, ne avrò bisogno.

Il cabaret visto come allegoria della vita

Vado a vedere il cabaret a Milano.
C’é un comico veramente eccezionale, mi piego dalle risate per tutto il tempo. Quel tipo di comicità che io adoro, fatto di espressioni facciali, di pause temporali che accentuano il dramma ironico, di racconti di vita quotidiana per i quali le nostre nevrosi/ manie raccontate con ironia fanno scompisciare dalle risate. Il tipo calabro che sale al nord con ‘nduja sotto braccio, la donnina vamp tutta schizzata e poca sostanza, la moglie sempre incazzosa, il falso tuttologo e via dicendo. Nessuna parolaccia, nessun bisogno di dettagli sessuali o di riferimenti politici.
È dura oggi giorno scrivere dei testi così, far ridere le persone col nulla e devo ammettere che questo qui è veramente un maestro, uno che ti trasforma il racconto di una giornata in un insieme di gesti, rituali cronici che se visti al microscopio, mettono a nudo tante nevrosi comuni.
Ad un certo punto, l’accento cambia e riconosco subito la macchietta che sta per arrivare: il muratore bergamasco.
Smetto di ridere.
Sapete, non si può dire che quando lo scherzo ti coinvolge in prima persona, faccia piacere e la prima reazione, sentendomi tirata in ballo, è stata di fastidio.
La platea ride, lui continua ed io penso ” che faccio rido? ” Perché in effetti, lo sketch era simpatico, nulla di offensivo, il solito pota pota e la cazzola in mano.
Che se ci pensate bene, la figura del bergamasco nel cantiere a Milano è ormai sdoganata in tutta Italia, chi non ti dice alüra o pota appena viene a conoscenza che sei di Bergamo.
Ma è come se avesse fatto il Signor Brambilla da Milano col panettone in mano, Carmelo da Palermo con baffetti e coppola o Gennaro da Napoli con la scatola vuota di una videocamera.
Insomma l’ironia è spietata, ti fa morire dal ridere ma a volte ci puoi cascare dentro pure tu.
Non si può andare a vedere un cabaret e chiedere preventivamente al comico quali personaggi prenderà per il culo o mica ci si può alzare a metà spettacolo dopo aver riso mezz’ora alle spalle altrui.
Quindi ho capito che le persone intelligenti accettano lo scherzo, anche quando coinvolge loro direttamente e magari, traggono spunti per che so, riflettere sul lato macchietta che ognuno di noi almeno in minima parte rispecchia.
Torni a casa con ancora il sorriso sulle labbra e dici “porca vacca, ha ragione, faccio proprio così!”
Tutto questo per dire che se non accettate l’ironia, vi consiglio di non andare a vedere il cabaret né di continuare a leggere i miei post, non ne capireste mai il valore e non ne trarrete di certo alcun beneficio: chi non sa ridere di se stesso, non sarà mai una persona obiettiva.
Essere permaloso con i propri difetti e sadico con quelli degli altri non denota certo grande apertura mentale.
Nessuno è perfetto, ma l’ironia secondo me è linfa vitale per gli Dei, quindi non di certo alla portata di tutti.

Il senso della vita quando si è ancora qui

Due anni fa, sembrava che tutto stesse per finire.
Grazie ad un errato calcolo o meglio ad una errata interpretazione del calendario Maya, tutti rimasero per qualche ora col fiato sospeso.
Certo, i meno creduloni continuarono imperterriti a sbugiardare chiunque volesse instillare almeno un po’ di dubbio nelle loro menti pragmatiche, sostenendo che i Maya come Nostradamus non ne avessero mai azzeccata una dai secoli che furono.
Certo è che tutti almeno un po’ pensarono a sta cosa come se fosse vera.
Quindi ci ritrovammo a chiederci se convenisse comprare yogurt con scadenza il 27 dicembre, se quel giorno, forse non valesse la pena di stare vicini ai propri cari per non ritrovarci poi col rimpianto di non averlo fatto, se forse, certo sempre non credendoci sia chiaro, si potesse costruire qualcosa di così solido da poter, in caso fortuito, trovare riparo in caso di fine del mondo.
Non era ben chiaro cosa significasse fine del mondo, se sarebbe avvenuto con un meteorite, un uragano o un terremoto e se anche ci fossimo salvati da questa apocalisse, che vantaggio avrebbe avuto rimanere gli unici vivi.
Comunque io quel 21 Dicembre me lo ricordo bene.
La mattina andai in ufficio e mi ricordo che le ragazze mi guardarono come se fossi una pazza: alle ore 11.00 sarebbe finito il mondo ed io ero li??
Durante il viaggio, mi ascoltai la radio con gente che telefonava e chiedeva l’ora esatta della profezia, cercando probabilmente un orario fattibile con gli impegni ma che soprattutto fosse stato il prima possibile, cosicché da passare il resto della giornata ridendoci sopra.
Molti dissero appunto alle 11.00, altri alle 14 e qualche sparuto e rompiballe esperto sostenne le 17.00 giusto per tenere alto il climax del giorno.
Comunque, arrivati ormai alle 18.00 si poté finalmente dire che era una cazzata.
Eravamo tutti lì, sani e vegeti e purtroppo con tutti i mutui ed i debiti da pagare fino alla fine naturale dei nostri giorni.
C’era un clima sollevato, la gente per strada si scambiava i saluti ironizzando perché ovviamente non ci avevamo mai creduto, però, insomma, meglio così.
Quindi quel giorno, riprendo la mia macchina ed in serata mi avvio verso casa.
In autostrada guardavo gli automobilisti attraverso i finestrini: sorridenti, rilassati che si scambiavano sguardo come per dire “io non ci ho mai creduto “.
Alla radio passavano sempre le telefonate di chi voleva rallegrarsi per questo mancato evento e cominciare a formulare altre date di teorica fine del mondo, stavolta molto più lontane nel tempo come a dire beh ormai chi se ne frega, non sarà più un nostro problema.
Poi, erano circa le 19.00, cominciammo a rallentare e le macchine davanti a me ad azionare le 4 frecce fino a fermarsi del tutto.
Pensai ad una normale colonna formatasi per il solito venerdì fuori porta, magari aggiungendo pure i vacanzieri del Natale e i felici sopravvissuti.
Invece no.
Sfilai lentamente vicino ad una macchina ribaltata e sull’asfalto, un corpo coperto da un telo di fortuna.
In quel momento mi sentii davvero male.
Non perché non fossi abituata purtroppo ad assistere a brutti incidenti; chi guida molto come me sa che almeno un paio di volte a settimana ci si gira dall’altra parte per rispetto o per non vedere ciò che domani potrebbe capitare a te.
No stavolta era davvero diverso.
In una frazione di secondo ho pensato alla giornata di quell’uomo, a come avesse, quanto noi, riso oppure tremato all’idea di non rivedere più la sua famiglia, a come avesse chiamato la moglie alle 17 per riderci su e organizzare come ogni anno il Natale in famiglia, magari sbuffando perché
la suocera avesse deciso di venire a trovarli una decina di giorni.
Questa consapevolezza di quanto a volte si dia per scontato esserci domani o tra un’ora, la boria di crederci sempre padroni del nostro tempo, la presunzione di poter pianificare tutto era stesa lì assieme a lui.
L’ironia di aver avuto paura di perdere la vita, rallegrarsi di averla ancora e perderla poco dopo per un banale incidente.
L’altra ora di viaggio rimasto, la passai in totale silenzio, ripercorrendo mentalmente le tappe dei miei anni e sperando che in qualche modo, quella giornata mi rimanesse quale insegnamento per ogni volta che mi crederò tanto stupida da poter gestire il destino, da non vedere le occasioni dell’oggi per coglierle di sicuro domani e per concedere i miei giorni a persone che non mi aiutano ad essere una persona migliore.
Capirete il perché mi paia brutto fare gli auguri prima e perché non sto rispondendo ai vostri messaggi di Felice anno nuovo, diciamo che è una forma di scaramanzia o solo un voler assaporare le cose passo per passo smettendola di dare per scontato sempre tutto.

Reminiscenze liceali

Oggi vado a bere il caffè in un bar con mia madre, entra una tizia e tutti si zittiscono.
La seguono con lo sguardo mentre si va a sedere al tavolino in fondo con la madre, bisbigliandosi vicendevolmente nelle orecchie.
Ovviamente, io non so chi è, ma tutto sto alone di celebrità che l’accompagna adesso voglio sapere pure io da cosa sia dato.
Mi volto e chiedo ad una conoscente, come si fa nelle peggiori caffetterie di periferia e mi viene sussurrato “ha sposato un calciatore“.
Torno a casa, mi butto sul divano e guardo mia madre dicendole “Mutter, ich bin dumm”.
Ora, o qualcuno mi dice che fine ha fatto il cavallo o la smetto di cercare Dio, tanto è morto.

Settimana bianca passata col vicinato…

Il problema non è il pianoforte, ma tu che lo suoni da cazzo.
Adesso basta, so’ 2 anni che dalla canzone della Barilla e non ti schiodi, che durante le feste provi a fare quattro note in più e le sbagli pure.
Ma, io mi dico, passi il pianoforte, passino i 48 decibel che mi arrivano dritti sopra la mia camera da letto, passi il fatto che sembri una matta che azzanna i tasti ogni dieci minuti, ma una cazzo di lezione la vogliamo prendere o no???
Perché l’ho capito sai che te lo sei fatto comprare per sfogarti mica per diventare la nuova Schumann, per buttartici sopra con la stessa voracità con cui ingoi un Tiramisu appena scongelato, che ti serve per non impazzire, ma così do fuori da matta io.
Hai detto che sono le bambine che ti scappano in sala e ci giocano, ma io so che in realtà sei tu e ti vergogni a dirlo.
Perché cara mia, io che mi becco tutti i tuoi strimpellii so che lo fai quando le bambine sono a scuola o al pomeriggio prima di andarle a prendere o alle 19 prima di cucinare, so che ti chiudi di là e per dieci minuti tiri giù Sansone con tutti i filistei, ma adesso basta.
Durante le festività, purtroppo, questa tua nevrosi aumenta spaventosamente e il nervoso con cui pigi su quei tasti, la mancanza assoluta di orecchio musicale e anche un po’ a sto punto di artrosi alle dita, rendono le mie ferie da Tso.
Per curare te, mi incazzo io.
Qualcuno te lo deve pur dire: fai letteralmente cagare diciamocelo francamente, sai che dopo due anni, anche un sordo saprebbe suonare meglio di te, anche un focomelico con le gambe ed un pinguino col becco quelle 12 note le avrebbe imparate. Tu invece, arrivi alla terza e zac, sbagli, la rifai, arrivi alla settima e sdeeeng la canni e così per ore, ore e ore, fino a quando scevra di tutto quello che avevi dentro, torni di là e ricominci la tua vita perfetta da casalinga felice e appagata.
Un giorno salgo e ti faccio vedere che l’ho imparata io, giusto per farti capire quanto puoi essere scema e negata tu.
Mi sono detta, per due Natali di fila, Elena fai la brava, fai la buona, prova a capire che questa donna ha solo il pianoforte come valvola di sfogo, prova ad immedesimarti nella sua vita palesemente infelice e sii comprensiva, trattieniti e cerca di percepire il dolce e soave suono di un pianoforte pizzicato.
Ma quale pizzicato! Oggi sembrava ci stessi seduta sopra e suonassi coi gomiti.
Non puoi frantumare le palle a tutto il condominio, a sto punto comprati una tromba e soffiaci dentro i polmoni, un djembé africano e spaccati tutte le articolazioni a forza di picchiarci sopra, ma almeno sfogati una volta per tutte e non ci pensiamo più.
Oppure separati e ritrova il benessere mentale, dai in adozione le figlie, scappa con l’idraulico, chatta col marito di un’altra, ma basta con questa tortura, tua ma soprattutto mia.
Oggi mi è scappato finalmente un urlo spaventoso rivolto al soffitto, un “mi hai rotto le palle, curati seriamente!!!” E tu che hai fatto? Hai smesso di suonare subito! Vedi che non hai avuto dubbi sul fatto che stessi parlando con te? Con 20 famiglie che vivono qui, 4 sul mio piano, 4 di sotto e 5 sul tuo, tu hai capito che quella malata eri tu, allora “ce ‘o sai eh”?
Giuro, finite le ferie mi compro una zampogna così la trovo scontata e mi metto sotto la tua camera a suonarti le canzoncine di Natale fino a Pasqua, poi attacco con Maledetta primavera fino a giugno e poi con Luglio col bene che ti voglio fino ad ottobre e ricomincio, così per anni ed anni. Voglio vedere tutto il tuo presepe, comprese le pecorelle ed il pastorello, scendere e chiedermi pietà.

Bambini prodigio o genitori fenomeni?

Oggi riflettevo su quanto fossi stata fortunata a non essere una baby prodigio.
Non sapevo fare bene niente, o almeno, farlo meglio degli altri della mia età.
Non spiccavo in nessuno sport, zero doti musicali, men che meno bellezza da passerella o ingegno sopraffino…niente di niente…un’insulsa bambina prima ed una mediocre normalissima adolescente.
Nessuna coppa da spolverare in cameretta allora e oggi da guardare con rammarico, mancanza assoluta di racconti di glorie passate da tirar fuori per dimostrare quanto anche io valessi o foto in passerella da rimirare e attaccare al frigor prima di una dieta.
Così, grazie a questa non dote, ho potuto passare una tranquillissima crescita facendo le cose che facevano tutti i normali ma con un casino di tempo libero, mentre le sfortunate prodigiose venivano scarrozzate a destra e a manca in concorsi, test, gare sportive e audizioni come fossero l’oracolo inviato sulla Terra per salvare l’umanità.
Mi ricordo i discorsi delle loro madri: mia figlia qui, mia figlia lì e tutte che ostentavano una schifosissima falsa modestia terminando sempre le loro frasi con ‘ o ma non lo dico io, lo dice chi se ne intende’.
Mia madre invece che faceva spallucce e voltandosi verso di me rispondeva “la mia è già tanto se si alza dal letto la mattina”.
Ed ecco che ora rivedo quella sensazione di avere un figlio prodigio negli occhi dei miei coetanei e mi convinco sempre più che sia fondamentale per loro, i genitori, dover forzatamente crescere qualcosa di diverso dagli altri.
Perché poi, ripensandoci, di tutte quelle indiscusse celebrità infantili della mia epoca, non ne vedo più traccia.
Come se quella spiccata dote fosse più un’allucinazione dei genitori che una realtà.
Come si può fermare un genitore con le allucinazioni? Uno che parte in quinta svegliandosi una mattina e decretando che quel figlio debba emergere su quelli degli altri?
Perché la cosa più triste di tutto questo sforzo e questo togliere tempo alla normalità di una crescita qualsiasi, è il non capire che ad ogni sconfitta, ad ogni concorso non vinto ed a ogni gara persa, quel bambino si sentirà il peggiore, mica il migliore. Magari il peggiore tra i migliori, ma per una mente giovane che non sa ancora scindere parametri così elevati, sempre il peggiore rimarrà.
Quando a volte, se quella dote oggettivamente esistesse, basterebbe solo aspettare che lo sia veramente, il migliore, anziché buttarlo nel tritacarne di qualcuno interessato solo al business che vostro figlio gli procurerà.