L’imperatore impostore

Una delle mie citazioni preferite in questi anni è stata quella di Marco Aurelio che fieramente sosteneva quanto segue: “Astenersi dall’imitazione è la miglior vendetta”.
Ora, forse l’avevo interpretata liberamente ma mi pareva volesse esortare le persone tradite, ingannate o prese in giro a non simulare lo stesso comportamento subìto invitandole a lasciar correre e a passare oltre; quel menefreghismo inatteso, quella mancata sete di vendetta avrebbe fatto sì che il lestofante si sentisse immediatamente poco importante e che per la vittima, la truffa altro non risultasse che una fantastica opportunità di percorrere nuove strade alternative e persino migliori fino a quel momento inesplorate.

Detto questo Marco scusa ma vaffanculo.
A questo punto devi averlo detto pochi giorni prima di morire senza vedere che a livello pratico, applicare questa grandiosa cazzata, non serviva ad una beata fava.
Scusa eh, ti porto un rispetto immenso ma fammi capire: io la prendo in quel posto e la persona che mi ha ciulato dovrebbe soffrire come un cane perché sono superiore e faccio spallucce, corretto no?

Ma dove? Ma quando? Ti giuro, non soffrono cazzo!

Per quel che ho visto io, se riescono, provano persino a ciularti la seconda volta, pensa un po’, ma di sofferenza, di tribulazione e di stracciarsi le vesta manco l’ombra.
Non so, forse sbaglio qualcosa, forse la traduzione di astenersi è sbagliata, forse hanno trascritto male il testo perché il papiro si era bagnato con l’umidità, forse era giusto astenersi ma sbagliato vendetta, chessò magari volevi dire che era meglio “astenersi dall’acquisizione è la migliore capretta” parlando degli ovini che tuo nonno voleva comprarsi al mercato, forse era “astenersi dall’alimentazione è la migliore vendetta” del tipo dimagrisco e vaffanculo, ti faccio vedere che fisichetto mi viene così diventi focomelico a forza di roderti i gomiti o perché no “abbuffarsi nell’androne è la miglior vendetta” magari rubandogli la spesa che Esselunga gli ha appena consegnato.
Dico così eh, perché davvero la tua pare una stronzata megagalattica.
Oppure negli anni 160 potevi fare il figo ed il superiore perché tanto venivano ammazzati tutti quelli che truffavano quindi a te, cosa te ne fregava, tempo due gg e non li incontravi più.

Davvero, dopo anni che applico la tua filosofia di vita, che ti ho preso ad esempio, che ho fatto la superiore, quella che mantiene il controllo e lascia scorrere con lo sguardo volto altrove, ora faccio un po’ io la filosofa e qui dichiaro che un calcio in culo ben assestato accompagnato da una bella e potente rivalsa male di sicuro non mi farà.
E se non ci rimarranno male, pazienza, ma almeno potrò dire di essermela spassata un po’ anche io.

Che a forza di fare i superiori, questi ti trattano un po’ troppo da inferiori.

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Mal comune, mezzo gay

Allora, dal servizio di ieri sera delle Iene emerge che gli uomini che vanno a prostitute scelgano maggiormente i trans.
Inoltre, secondo le testimonianze raccolte, il cliente tipo è un professionista, sposato ed eterosessuale.
Mettiamoci pure che si premurano di chiedere prima le misure del loro fallo, prediligendo quelli più dotati e che la prestazione più gettonata sia la penetrazione anale, subita, ripeto, subita.
Ora, incrociando questi dati e tirando dei calcoli sommari, ogni giorno dei mariti esemplari vestiti di tutto punto, circa 14.000 uomini italiani, abbordano una “donna” al lato della strada e chiedono un servizietto.

Io ieri sera, mentre vedevo sfilare questi dati, mi chiedevo quante donne in quel preciso momento, si fossero girate verso il consorte pensando “meno male, fa il muratore!” Oppure “vuoi vedere che quel pelo nero grosso e ruvido che ho trovato ieri sul sedile della macchina, non era del cane?”
E questo destabilizza davvero, perché io arriverò da una mentalità retrograda e tradizionalista, ma non mi puoi giustificare ‘sta cosa con “sono eterocuriosi” come se stessi parlando del Delfino Dufour che assaggia una caramella gommosa eh.

E non è possibile che sia sempre il marito di qualcun’altra, lo zio della vicina o il pervertito conosciuto al bar sabato sera.

Vuoi che la statistica non sia un’opinione, se a 40 anni hai avuto almeno 3 partner, mi stai dicendo che nessuno dei miei 3 mai e che invece un’altra sfigata abbia colmato il mio gap e abbia totalizzato l’enplein 3 su 3?
Che sfigata oh.
Oppure dobbiamo mettercela via: almeno una volta nella vita abbiamo convissuto con qualcuno che ha chiesto ad un trans “ce l’hai bello grosso?”
E da donna vi devo dire che sia molto difficile digerirla. Passi una vita a stare in guardia da belle donne, giovani donne, milf agguerrite, tette rifatte, cosce tornite, labbra carnose e poi quello va a farsi…va beh avete capito.
Quindi non so come la prenderei, perché il tradimento con una mia simile ha magari delle minime giustificazioni di fondo a cui potrei semmai attingere, ma con Lucilla di 185 cm, voce da baritono, 45 di scarpe e due spalle da rugbysta, boh, sarebbe un ” colpo”sotto la cintola, un’entrata da dietro a “gamba” tesa, una invasione di campo con una parte del corpo…insomma questo non è Fairplay, questo è giocare sporco.
Capisco le signorine che minimizzano la cosa catalogandola come curiosità, però a questo punto mi domando..devono cambiare le mie paure come stanno cambiando le necessità degli uomini?
Esci pure con gli amici quanto ti pare ma stai lontano dagli oggetti affilati?

E se domani gli viene la curiosità per qualcosa d’altro?
Che so, l’ippica o costruisci il tuo galeone, che dovrò pensare?

E se qualche pezzetto della prua non si troverà più, dove sarà finito?

“Forse non lo sai ma pure questo è amore”

Ieri mattina bevendo un caffè, accendo la tv e in automatico si sintonizza sull’ultimo canale visto il giorno prima.
A volte accendo la tv solo per sentire svogliatamente qualche rumore in sottofondo, quindi non do troppa importanza al programma che sta passando.
Mi siedo sul divano e guardo il monitor, Orlando e Bruno si sposano.
Orlando quando aveva 13 anni, nella consueta tradizione del dopo guerra, fu prelevato da casa per essere accompagnato da una prostituta e dare il via alla sua iniziazione virile.
Orlando rifiuta e paga quel suo rifiuto a suon di botte e calci, tanto da dover essere ricoverato ed operato d’urgenza per un grosso trauma ai testicoli.
Faticosamente arriva ai 18 anni e durante la notte, scappa in Germania, solo e all’insaputa della sua famiglia; meglio solo in un paese straniero che obbligato a subire schiaffi e emarginazioni, persino dalla sua stessa famiglia.
Qui incontra un altro italiano, Bruno, i due si innamorano e iniziano un storia d’amore fantastica.
Un giorno Orlando riceve un telegramma dall’Italia in cui gli chiedono di rientrare frettolosamente perché sua madre è morta.
Bruno gli paga il biglietto aereo, i due si salutano con la promessa di rivedersi presto.
Appena varcata la porta di casa, gli viene incontro la madre, viva e vegeta, dietro di lei i carabinieri che prelevano Orlando e lo portano al servizio militare.
Passano due anni senza che Bruno e Orlando sappiano nulla uno dell’altro.
Bruno decide di mettersi il cuore in pace e inizia una relazione con una giovane donna tedesca, credendo che il suo amato Orlando ormai rimarrà solo un dolce ricordo del tempo passato.
” Per Orlando le botte me le prendevo volentieri, per un altro no, quindi ho preferito smettere di amare”.
Orlando terminati gli obblighi di leva, scappa un’altra volta e vaga per la città tedesca in cerca del suo Bruno.
Lo trova in un locale in compagnia di questa ragazza che appena lo vide entrare capiì subito che lui fosse quel ragazzo di cui Bruno parlava spesso.
Nasce una zuffa e Bruno viene bloccato dai tedeschi su ordine della ragazza e picchiato a sangue.
Lasciato a terra morente, viene raccolto da Orlando che lo cura per mesi, non lasciandolo mai più.
E quando ad Orlando diagnosticarono un tumore alla colonna vertebrale, Bruno lo aspettò fuori, in mezzo a tutti i “parenti alla lontana” degli altri, pregando che Orlando non si sentisse troppo solo od impaurito al suo risveglio.
I racconti si susseguono fino ad oggi, ora Bruno ha 75 anni e Orlando 70, 52 anni d’amore raccontato attraverso sentimento e botte, botte ovunque, da chiunque, per nulla, così, forse perché era giusto che fossero picchiati.
E mentre raccontano una vita, si abbracciano, si baciano e si tengono stretti per mano.
“Sei la mia vita” dice Bruno.
“Avevo questo sospetto” sgnignazza Orlando.
Oggi si sposano, per la prima volta.
Arriva il bouquet e Orlando scoppia in lacrime, non gli piace proprio: una composizione oggettivamente kitsch con ventaglio spagnoleggiante.
Non so quanto si possa caricare di aspettative un bouquet ma traspare la sua enorme delusione.
Bruno sale sulla macchina e corre dal fioraio.
Trova il negozio chiuso e comincia a chiedere a tutti dove possa trovare il fiorista, è un’urgenza davvero.
Lo rintraccia e fa preparare un altro bouquet, più bello e meno pacchiano, Orlando se lo merita davvero dopo tutte le botte che ha preso.
Arrivano in Chiesa con un solo parente dalla parte di Bruno, però c’erano tanti amici, tante persone che hanno voluto essere presenti per festeggiarli, loro, abituati a ricevere solo botte ed emarginazioni.
Io sarò diventata una romanticona, ma lasciatemelo dire, ho pianto.
Non piango mai ai matrimoni, ma per questo ho fatto un’eccezione.
Vi prego, guardatelo, questa puntata non altre.
Le altre trattano di generazioni di omosessuali più fortunate, senza ossa rotte e continui emarginazioni.
Ma se lo sono, così libere di amarsi, è grazie alla costanza e la tenacia di quelli come Bruno e Orlando che mai hanno tradito ciò che sono in nome della normalità.
Chissà invece quanti a differenza loro, si sono camuffati da bravi padri di famiglia reprimendo il loro essere per l’onta e la vergogna.
E soprattutto per la paura di essere isolati e rifiutati, comprensibilissimo dopo aver ascoltato questo racconto.
Io non so cosa voi pensiate a riguardo delle unioni civili, ma io non riesco davvero ad immaginare come si possano picchiare e torturare due individui solo perché si amano.
E se anche le botte ormai non si usano più, le parole fanno comunque male.
Pensate a questa storia prima di parlare.

Buonanotte Fiorellino

E il piazzale era avvolto da un silenzio rispettoso, il nostro, di noi in piedi fuori dalla chiesa gremita di gente che aveva avuto il tempo e la scaltrezza di arrivarci prima.
Eppure anche noi lì rimanevamo immobili, con la testa bassa e il fiato corto, sparsi come ciotoli tra i gradini e le piante intorno.
Cosa cambia tra l’assistere alla funzione accanto al prete o percepire solo una flebile eco delle sue parole?
Il rispetto e il dolore lo mostravamo comunque, anche a due passi da una gelateria affollata.
D’un tratto arrivarono dei ragazzini, le loro risate e le loro corse violentarono i nostri silenzi.
Attraversarono il piazzale nella nostra più totale incredulità, spingendosi e rincorrendosi come in una banale giornata qualunque, non mostrando il minimo interesse per ciò che stava accadendo, forse senza neppure accorgersi di noi, dei nostri cappotti neri e di ciò che stava accadendo a pochi passi da loro.
Tutti i presenti cominciarono a scambiarsi occhiate di rabbia, sguardi di disapprovazione carichi di disprezzo per quella sfacciata irruzione.
“Che qualcuno li faccia stare zitti ” sussurrò una accanto a me.
“Ah se fossi io il genitore, che lezione gli darei appena tornati a casa” replicò un’anziana poco distante.
Io invece rimasi fissa a guardarli, gli occhi pieni di lacrime, con l’angolo dell’occhio destro riuscivo ancora a scorgere il portone della chiesa e con esso, il lungo corridoio vuoto con una bara di legno chiaro in fondo, mentre con la vista centrale rimiravo la loro gioia, la più totale mancanza di rispetto a cui avevo mai assistito nei confronti della morte.
Però che belli che erano nella loro vitalità, così irriverenti e vivaci, così stonati in quei pochi metri che ci dividevano dal portone e dalla parole solenni di un’omelia.
Se da una parte qualcuno mi spiegava a parole che la morte non era la fine, loro mi insegnavano coi fatti a non temerla, a sfidarla.
E in mezzo a noi tutti la sottile linea che divide una vita da una non più vita: un corridoio vuoto ed una bara chiara.
Ma in fondo il rispetto non è solo una paura non dichiarata?
E come si può avere paura della morte a quella età, come si può chiedere di rispettare qualcosa che non si riesce s capire poiché si avverte come una cosa lontana anni luce da loro?
Forse non c’è da capire nulla, c’è solo da vivere ancora di più.
Decisi di chiudere gli occhi e respirare profondamente, uno di quei respiri che fai per caricarti di energia positiva, quando i polmoni ti si dilatano talmente tanto da farti quasi male ma tu continui a spingerli con forza perché sai che poi starai meglio.
La morte forse non ha bisogno del nostro rispetto, ha bisogno di vita che le respiri addosso, di anima che le salti e le danzi attorno, di voci che le urlino contro.
Al termine della funzione, il piazzale si svuotò velocemente di tutte quelle figure nere e tristi che lo avevano riempito e ritornò ad essere ancora una volta colorato e rumoroso, come in una banale giornata di fine inverno qualunque, quando le giornate si allungano, quando tutto parrà più luminoso e vivo.