Il cliente fedifrago nel B2B

Vi spiego come io affronto e formo i venditori quando incappano nel “cliente fedifrago”.
Mi piace sempre spiegare un problema lavorativo con un parallelismo della vita quotidiana: viene assimilato meglio e il cervello ha la possibilità di fare dei cross thinking anche quando si beve un semplice caffè al bar.
Mica è facile eh ma funziona, credetemi.
Allora, dicevo, quanti di voi che lavorano nelle vendite cicliche B2B, si trovano a dover gestire un tradimento lavorativo?
Il cliente comincia a diradare gli ordini accusando crisi economiche tremende e mancanza di richiesta improvvisa, glissa sui vari appuntamenti e magari si nega al telefono quando lo chiamate, inventandosi improvvisi impegni e promettendo di richiamarvi appena possibile, dimenticandosi poi sistematicamente di farlo.
Ecco, benvenuti nel mondo della “moglie tradita”.
Ora, avete due scelte, proprio come una moglie ha quando le nascono i primi dubbi: indagare, pedinare, ossessionare il coniuge fino alla sfinimento o far finta di nulla.
Vi dice che va a calcetto il mercoledì sera?
Bene.
Quando torna, controllate che la maglietta sia sudata o buttate tutto in lavatrice con nonchalance?
Ecco, con i clienti io prediligo la seconda opzione: lavo tutto e sorrido.
Perché non serve a nulla smascherarlo, non serve a nulla far vedere che voi siate troppo scaltri per farvi fregare così facilmente.
E smettetela anche con ‘sta storia “ma perché non me lo dice chiaramente che compra da un altro?”
Santi numi, mai visto un uomo ammettere alla moglie di frequentare altre donne?
“Sai cara, ti dico che vado ad una cena di lavoro ma in verità m’incontro in un parcheggio con una conosciuta su Facebook , buona serata anche a te!”.
Il primo che mi scrive io l’ho fatto, lo segnalo alla Neuro, giuro.

E in fondo, il vostro cliente non è un uomo come tutti gli altri?

In più, se il cliente pensasse di “avervi fregato”, vi continuerà a chiamare tranquillamente perché a lui piace tenere il piede in due scarpe, almeno all’inizio ed è solo così, con infinita pazienza e ammirevole devozione, che potrete sempre avere un minimo di situazione in mano, dimostrare col paragone in essere, di poter dar di più, di essere più preparati e persino di lanciare qualche amo promozionale che ripeschi nel rush finale il figliol prodigo smarrito lungo il percorso di casa.
Invece mi tocca sentire alcuni venditori replicare ai clienti cose orribili, tipo “eh se non mi compri più come prima, devo diminuirti lo sconto” oppure “ ah ora mi chiami? Perché l’altro non ha il prodotto?”
Malissimo!!
L’orgoglio usatelo nello spogliatoio della palestra quando avete un righello in mano, qui siate mogli devote cribbio, quindi: prendete felici il mazzo di fiori che vi arriva casualmente e senza farvi troppe domande, accettate il tempo dedicatovi nei suoi ritagli di tempo senza alcun broncio, preparategli la cena anche se arriva con due ore di ritardo, stirategli le camicie senza badare troppo alle macchie di rossetto; insomma dategli il meglio quando lui vi dà il peggio.
Solo così, semmai ci fosse una possibilità, semmai ne valeste la pena, il cliente capirà che cambiando fornitore, perderà voi.
E non esiste prezzo stracciato che valga quanto una “moglie venditore” devota e un caldo nido aziendale dove rifugiarsi nei periodi peggiori.
Fatelo divertire con le varie ventenni in giro ma fategli capire l’importanza del customer care prolungato.

Altrimenti, sbattetelo fuori di “casa”, tronfi d’orgoglio al pari del commissario Poirot Enasarco, tornate nel vostro ufficio con il vostro modulo ordini vuoto e iniziate a chattare sui social e a scrivere cazzate tipo “meglio soli piuttosto che con gente che non ti merita” e informatevi sul gattile più vicino.
Contenti voi, contenti noi di avervi tra i concorrenti.

 

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Ode a Vasco Rossi (scritto post concerto)

Io a Vasco devo tre quarti della mia vita emotiva.
Dall’essermi svegliata una mattina Silvia ad essermi ritrovata in un attimo Sally.
Dall’essere diventata rossa se qualcuno mi guardava, all’essere certa che in fondo vivere è non essere mai contento.
Da quando mi fu passato il primo asciugamano, quello bianco lì sul divano al chissà quante volte hai riso tu di me.
Dal sai cosa vuol dire ciao al dimmi che non vuoi morire, che comunque è sempre sua.
Non esiste un anno della mia vita che non possa essere descritto da una canzone di Vasco, una sola che non possa togliermi le parole di bocca.
Pareva che Vasco fosse sempre lì accanto a me, pronto a buttare su un pezzo di carta e a musicare la mia vita, i miei dolori e le mie prese di coscienza.
Lui cantava ed io confermavo, tutto, sempre.
Poi gli anni passano ed i ricordi svaniscono e le abitudini cambiano ma bastava un passaggio veloce in radio affinché io mi ritrovassi ancora sola dentro una stanza e tutto il mondo fuori.
Capisco poco le vostre polemiche, perché non posso credere che quelli della mia generazione non abbiano mai sentito Vasco come un narratore delle nostre vite, come la ballerina che danzava nel portagioie, il mercurio cromo sulle ginocchia sbucciate, i ciucci appesi allo zaino, la Smemo piena zeppa di foto dei Take That, i biglietti strappati dei concerti, la foto tessera del fidanzato nel borsellino e le polaroid sfocate dell’ultimo dell’anno nel capannone gelido.

Ecco, Vasco è tutto questo ma in una sola persona, in un’unica e gigantesca raccolta di canzoni, una sorta di appunti biografici messi in musica.
Forse per alcuni è un’icona che esorta al vivere in modo spericolato ma per me Vasco è il miglior amico che c’è sempre stato, che sa cosa ho passato e quanto ho lottato.

Ed ora che di candeline sulla torta ne ho ben 25 più di Gabry, mi ritrovo a rappresentare una donna che può benissimo essere un misto di una Jenny più moderata, una Sally meno afflitta e una Giulia che si prende ancora la vita che vuole, che quando guarda fuori dalla finestra, la sera, nel silenzio del sonno altrui, le viene naturale intonare “e la vita continua anche senza di noi che siamo lontani oramai”
E anche se per voi tutto ciò che ho scritto non ha un senso, non vi preoccupate perché tanto, domani, arriverà lo stesso.

Vasco per me è stato, è e sarà sempre Vasco Rossi, imparagonabile, la mia ballerina col tutù rosa che gira ancora elegante sulle note del lago dei cigni, il mio walkman con le batterie scariche e la strofa rallentata di “ma come non lo vedi sei te”, il mio primo bacio, l’amore ricambiato, sperato, sognato, finito e l’inaspettato, potente e bellissimo nuovo inizio.
Eh già, sembrava la fine del mondo ma sono ancora qua.