Falsi e fatti pure male

Non capisco ancora bene il meccanismo per il quale la gente crea falsi profili su facebook, ma dopo un paio di annetti qui dentro, mi sento di dichiarare quanto segue:

su 10 nick farlocchi qui in facebook, 5 sono uomini camuffati da donne che mandano messaggi hot a vere donne per scoprire se hanno tendenze lesbiche.Il perché ed il per come mi sfugge, ma lo scoprirò presto vista l’immane collezione che mi ritrovo, dalla brunetta casa e chiesa alla biondona vamp.. che se proprio dovessi darvi un consiglio spassionato, cercate almeno di staccarvi dai due stereotipi, che non è così ovvio che io mi voglia ritrovare una mia gemella siamese ma nemmeno una sciatta col mollettone…suvvia al prossimo che si impegna seriamente, giuro gli rispondo.

3 sono di donne che si fingono altre donne, maiale che più maiale non si può, per scoprire se il proprio partner fa lo scemo con le altre. Ma mica gli scrivono ciao come stai, macché, via di turpiloqui spinti dove il più innocente è “prendimi ora sul comodino” offendendosi subito dopo nel constatare che il proprio lui ne è piacevolmente felice. Non capisco cosa ci si potesse aspettare come reazione, tipo mi fai schifo brutta tettona? Pussa via figona in perizoma e calze a rete? Quando si dice che ve la cercate però ma soprattutto, quando si dice che gli uomini credano ancora ai miracoli..

1 solo, poveretto, è un uomo che tenta di fare la stessa cosa con la propria donna, ma gli esce malissimo, beccato due nanosecondi dopo. Anche perché per far cadere una donna in trappola, non si può puntare dritto al sesso come si fa con gli uomini, bisogna lavorarsela ai fianchi per mesi: mandarle messaggi carini, faccine con occhioni a cuore, interessarsi al suo lavoro, alla famiglia, mettere più mi piace possibili su link melodrammatici, commentare dicendo cose intelligenti…alla fine un uomo, che fa già fatica a farlo seriamente, desiste e spera persino che lo faccia qualcun altro al posto suo.

E l’ultimo, il più sfigato fra tutti è lui: il padre di famiglia, il perfettino sociale che si trasforma in uomo cattivo, volgare ai massimi livelli. E’ il classico represso che usa il nick per offendere, mandare messaggi minatori e commentare pesantemente tutto il commentabile, persino il nuovo gusto amarena della gelateria sotto casa. Si iscrive a 3000 gruppi e non gli importa di cosa si parla, lui entra e manda a cagare tutti, poi torna a casa e scende a buttare l’immondizia mentre accompagna la suocera a fare la pedicure.

Donne incidentate

Si era trovata nella stessa situazione troppe volte; alla fine capì che non era il destino a voltarle le spalle, ma lei a costruirselo sempre uguale.
Perché un fattaccio, una complicazione ci sta, è nello svolgersi naturale della vita che ti fa inciampare per insegnarti come ci si rialza.
Ma quando, come una catena di bicicletta, si continua a ripercorrere lo stesso ciclo, pur cambiando tempi e attori, si comprende che la vita complicata la si vuole, non la si subisce.
Sai quante volte si sarebbe potuto avere una vita serena e appagante se solo la si fosse voluta?
La sfortuna non esiste, esistono solo scelte azzardate, momenti sbagliati o voglia perenne di sentirsi vivi.
Perché ci sono persone che nascono per vivere emozioni forti, che non seguiranno mai la strada più semplice, perché la semplicità stufa presto: se riesci ad unire i puntini con una linea retta, che senso ha allora essere nati con i cinque sensi senza poterli usare mai?
E quindi si sceglie di giocare partendo dal livello più difficile perché si sa già all’inizio che quello facile ovviamente si supererà; meglio scontrarsi con un’alta probabilità di perdere assaporando il desiderio di un’unica possibilità di vincita stremata.
E non si può giudicare la vita di queste persone sempre in tormento osservandola seduti quieti sul vostro bel divano ad angolo, con i sensi sopiti ed il telecomando in mano. Non siete nati dallo stesso grembo, a voi hanno inculcato che nella vita si necessita di tranquillità e ci avete creduto, avete barattato la vostra indole per un futuro certo senza scossoni nè allarmismi.
Avete preferito svegliarvi con la certezza del domani costruita sul vostro ieri, ma soprattutto, vi hanno convinti di poter controllare gli eventi eliminando gli imprevisti, sopendo gli impulsi e agendo solo per atti di razionalità pura.
Vi siete mai chiesti però, quanto tutto questo vi sia costato in termini di desideri inespressi e sogni rinchiusi nel cassetto?
Facile per voi, che siete la maggioranza, esprimere trionfanti “ben le sta, se l’è cercata d’altronde”. Sì in effetti, avete ragione, se l’è andata a cercare, ha messo tutto in discussione e questa è la fine che fanno quelli che non si rassegnano al male minore: se c’è da soffrire, lo vogliono fare alle grande.
Comunque, non siate così certi che una vita tranquilla e agiata vi renda individui migliori; prendete gli animali ad esempio: alcuni vivono una vita in libertà e altri in cattività. Ora immaginate un cancello chiuso tra di essi. È chiuso per non far entrare i primi o per non far scappare i secondi?

Maledetto il giorno che l’hai incontrato?

In fila al supermercato.
Una signora dietro di me risponde al cellulare, si intuisce che è il marito. Sono le 19.20.
Probabilmente lui la chiama dal fisso, perché si sente la gioia con cui gli risponde scoprendolo già a casa.
Poche parole e dall’entusiasmo si passa alla delusione. Lei gli elenca tutte le cose buone che si appresta a pagare, la cenetta che pensa di cucinargli e la fretta con cui arriverà a casa, visto che sarà pure affamato. Ma il tono si smorza dopo poco.
Lei inizia a risponde con monosillabi “a vai in palestra? Non puoi aspettarmi a mangiare? Va bene, fatti la carne impanata, ok se torni tardi, prendi le chiavi”.
Facile intuire che la chiamata fosse solo per assicurarsi che la carne in frigor fosse ancora commestibile e un breve avviso nel caso lei volesse cucinare pure per lui.
Se io che manco mi sono girata per guardarla, ho palesemente percepito il suo dolore, perché un marito no? Come ci si può sposare con una persona che non capisce dal tono di voce quanto male possa provocare una delusione? Quanto può essere duro non pronunciare apertamente il proprio stato d’animo e rassegnarsi a cenare da sola?
Voi direte, beh che esagerazione, per una cena saltata e da cinica potrei pure dirlo, ma stavolta no; fossi stata io il marito, mi sarei inventata una scusa banale, tipo male di testa e l’avrei richiamata.
Inutile dirvi che il cellulare non è più squillato.
Ho sempre capito pochissimo in fatto di matrimoni, ma una cosa è certa, di delusioni così per i miei gusti, ce ne sono fin troppe di questi tempi.

La gente ha bisogno di conferme…false!

Posso proporre io un po’ di test visto il dilagare di questa nuova mania?
1) Quanto pensi che possa interessare alla gente, da 1 a 10, che se fossi stato un albero, saresti stato una quercia?”
2) Ora che a 55 anni e sai che avresti dovuto fare giurisprudenza ma soprattutto, credi che sia vero solo perché hai risposto che il tuo libro preferito è Delitto e castigo, come la mettiamo?
3) Quanto pensi che la gente possa dubitare, sempre da 1 a 10, che se fossi stato un supereroe saresti stato Batman con la faccia che ti ritrovi?
4) Hai mai firmato enciclopedie per strada o ricaricato Postepay per pagare un cellulare di ultima generazione ad un prezzo stracciato visto su Subito.it?
5) Credi che la laurea in psicologia sia in regalo con la tovaglia scozzese raccogliendo 100 punti fragola dell’Esselunga?
6) In questo momento, vorresti cancellarmi perché sì, stai ridendo ma un po’ ti senti pure offeso?

Pubblicità progresso

Ho acceso la televisione passando per la cucina, il tempo di voltare le spalle ed una voce fuori campo sussurrava “hai spesso la candida?”. Torno indietro per capire che tipo di pubblicità fosse, convinta di trovarmi una bella campagna di pubblicità progresso in cui lo Stato investe quei pochi spiccioli per sensibilizzare le persone sui temi caldi come la droga, l’alcool o la guida spericolata, che poi mettono paura quanto una scritta sui pacchetti di sigarette. Invece no, promuovono una crema per le infezioni vaginali…dopo l’adolescente col prurito intimo, troviamo una donna seduta sul letto che parla con nonchalance delle colonie di funghi stanziate nel suo apparato riproduttivo. Metti una crema e uccidi i funghi, che siano sui piedi o nella vagina poco importa, spalmati l’unguento e tutto passa, poi sorridente recati al lavoro. Ormai ne parlano come fosse tutto nella norma, in prime time trovi queste pubblicità, dalla disfunzione erettile alle perdite urinarie maleodoranti e tutti i protagonisti sorridenti come chessò fosse un semplice mal di testa. A parte il cattivo gusto opinabile o meno, la vagina ed il pene sono diventati protagonisti assoluti delle campagne marketing: i loro problemi, le loro prestazioni, il tempo che ne inficia le performances; tutto è mirato per avere sempre il meglio da questi due organi. Manteniamoli sani e belli a lungo, spalmiamogli creme, profumiamoli anche da malati e rendiamoli pronti all’uso in ogni momento. Il resto del corpo che c’è attaccato intorno fa solo da contorno. Sai che problema si creerebbe se un giorno smettessero di funzionare? Che fai, non soddisfi più il tuo partner obbligandolo a guardarsi attorno? Che gli dici al partner occasionale se poi non puoi usarlo? Son figure, mica si può deludere così. E poi ci sediamo al tavolo con nostro figlio e gli spieghiamo che i valori della vita sono altri, tipo? Che mamma e papà si separano perché papà ha trovato una ragazza avvenente? Che mamma ha conosciuto uno in chat e se ne è perdutamente innamorata? Che il nuovo compagno non c’é più ma ne arriva uno migliore? Ecco perché i due organi protagonisti devono essere sempre in forma smagliante, pronti ad essere ancora accattivanti per il prossimo utilizzatore. Perché qui o in tv, non si parla mai di investire in sentimenti, ma solo in creme, quelle usa e getta, quelle palliative per risolvere un problema velocemente e sembrare sani. Si vuole insegnare alle nuove generazioni ad avere la testa sulle spalle, quando la nostra sembra ormai essere definitivamente infilata in mezzo alle gambe.

20 anni fa, ma la storia resta sempre la stessa!

In spiaggia, vent’anni. Parlo con un architetto tedesco affascinante, gli snocciolo a menadito le opere di Kant e cito pure le frasi più interessanti della critica della ragion pura in tedesco. Sudata fradicia ma orgogliosa di aver dimostrato cotanta sapienza lo guardo e vedo orgogliosa dello sbigottimento nei suoi occhi. L’ avevo steso, ce l’avevo fatta, provai quello stesso senso di onnipotenza che nel film Scarface spinge Tony Montana a collocare nel salone un obelisco con scritta lampeggiante “the world is yours”. D’un tratto, ruppe il silenzio e disse “Zcuza ma che taglia portare di regghiseno?” Da quel momento e per tutti i venti successivi, che fosse Nietzsche al posto di Kant, la primavera araba anziché il ratto delle Sabine, che fossi in costume od in tuta e che lui fosse un architetto od un macellaio poche cose ho avuto chiare in vita, ma di certo una l’ho imparata: di Kant non gliene frega un cazzo a nessuno. Ed ora via, verso nuove avventure!

Una storia tristissima: Velia e Maddalena

Posso ascoltare tutti i racconti, le agghiaccianti biografie dei peggiori serial killer senza fare una piega, ma la storia di Velia e Maddalena mi spacca letteralmente il cuore. Si tratta di due donne, madre e figlia che finiscono in una baraccopoli per la ricerca di amore di Velia, la figlia. Velia è una signora benestante della Viareggio odierna, una donna di mezza età che vive serenamente con il marito ed i suoi due figli, accudendo l’anziana madre, Maddalena. Improvvisamente il marito muore e Velia si trova sola, non le piace, non si dà pace. Velia vuole l’amore, un uomo che si prenda cura di lei. Inizia una ricerca spasmodica, si aggrappa a uomini sbagliati chiedendo solo di essere amata. Come spesso accade a queste donne, il desiderio di amore annebbia la mente, è talmente alto il valore che si dà a quell’amore perduto che tutto può essere giustificato. Viene spesso picchiata dal compagno di turno, maltrattata e infine, costretta a malincuore a rinunciarci. Un giorno incontra lui, Massimo Remorini; lui la ama, stavolta ne è certa, lui si prenderà cura di lei, le starà accanto, l’aiuterà a sbrigare tutte le faccende burocratiche che da sola sembra impossibile gestire e che il figlio un po’ ingenuo non è in grado di svolgere. Lui le promette amore, vita insieme e supporto, quello che Velia ha cercato per una vita intera, Velia è finalmente felice.
A Remorini oltre che al cuore e alla speranza, affida tutti i suoi beni e come lei, fa l’anziana madre, convinta che la felicità della figlia possa essere l’unica possibilità di vita serena per entrambe.
Lui le ruba tutto, le vende le case di famiglia e dilapida tutto il suo patrimonio in feste e vita smodata assieme alla sua amante. Velia comincia forse a capire che anche stavolta, l’amore le ha voltato le spalle, si lascia andare, non mangia più. Accetta persino di trasferirsi in un campo fangoso con l’anziana madre in carrozzina, in mezzo ai rottami e ai ratti, mentre lui fa man bassa di tutti i suoi averi, non preoccupandosi nemmeno più di fingersi innamorato. Se ne disfa, come si fa di un tv rotto, si va in un campo e lo si butta là in mezzo.

Ed è così che lei, quella della Viareggio bene, quella che aveva accettato tutto per un sogno d’amore, ora passa le sue giornate rinchiusa a chiave tra quelle quattro lamiere, con l’estate che toglie il fiato e gli insetti che le mangiano il viso; lei ora, forse troppo stanca per ammettere l’ennesimo fallimento, si lascia morire.
Velia avrebbe potuto ribellarsi, riprendere in mano la sua vita e ricominciare; probabilmente ha preferito smettere di lottare piuttosto che accettare la sua vita senza amore.
I loro corpi non verranno mai trovati, si vocifera che il finto innamorato, le abbia lasciate morire di stenti e poi bruciato i corpi dentro un bidone dell’immondizia. Velia chiedeva solo di essere amata, nulla di più.
Rimane solo una foto di una donna invecchiata e trasandata che cerca ancora di sorridere in quel campo di rottami.
Aspettava il suo uomo, dice il figlio mentre mostra la foto ai giornalisti, le aveva detto che sarebbe venuta a riprenderla per cominciare una nuova vita insieme.

Cosa ci può essere di più triste del conoscere questa storia, fatta di orchi, di ingenue principesse e dell’ennesimo principe che non arriverà mai.