Una storia tristissima: Velia e Maddalena

Posso ascoltare tutti i racconti, le agghiaccianti biografie dei peggiori serial killer senza fare una piega, ma la storia di Velia e Maddalena mi spacca letteralmente il cuore. Si tratta di due donne, madre e figlia che finiscono in una baraccopoli per la ricerca di amore di Velia, la figlia. Velia è una signora benestante della Viareggio odierna, una donna di mezza età che vive serenamente con il marito ed i suoi due figli, accudendo l’anziana madre, Maddalena. Improvvisamente il marito muore e Velia si trova sola, non le piace, non si dà pace. Velia vuole l’amore, un uomo che si prenda cura di lei. Inizia una ricerca spasmodica, si aggrappa a uomini sbagliati chiedendo solo di essere amata. Come spesso accade a queste donne, il desiderio di amore annebbia la mente, è talmente alto il valore che si dà a quell’amore perduto che tutto può essere giustificato. Viene spesso picchiata dal compagno di turno, maltrattata e infine, costretta a malincuore a rinunciarci. Un giorno incontra lui, Massimo Remorini; lui la ama, stavolta ne è certa, lui si prenderà cura di lei, le starà accanto, l’aiuterà a sbrigare tutte le faccende burocratiche che da sola sembra impossibile gestire e che il figlio un po’ ingenuo non è in grado di svolgere. Lui le promette amore, vita insieme e supporto, quello che Velia ha cercato per una vita intera, Velia è finalmente felice.
A Remorini oltre che al cuore e alla speranza, affida tutti i suoi beni e come lei, fa l’anziana madre, convinta che la felicità della figlia possa essere l’unica possibilità di vita serena per entrambe.
Lui le ruba tutto, le vende le case di famiglia e dilapida tutto il suo patrimonio in feste e vita smodata assieme alla sua amante. Velia comincia forse a capire che anche stavolta, l’amore le ha voltato le spalle, si lascia andare, non mangia più. Accetta persino di trasferirsi in un campo fangoso con l’anziana madre in carrozzina, in mezzo ai rottami e ai ratti, mentre lui fa man bassa di tutti i suoi averi, non preoccupandosi nemmeno più di fingersi innamorato. Se ne disfa, come si fa di un tv rotto, si va in un campo e lo si butta là in mezzo.

Ed è così che lei, quella della Viareggio bene, quella che aveva accettato tutto per un sogno d’amore, ora passa le sue giornate rinchiusa a chiave tra quelle quattro lamiere, con l’estate che toglie il fiato e gli insetti che le mangiano il viso; lei ora, forse troppo stanca per ammettere l’ennesimo fallimento, si lascia morire.
Velia avrebbe potuto ribellarsi, riprendere in mano la sua vita e ricominciare; probabilmente ha preferito smettere di lottare piuttosto che accettare la sua vita senza amore.
I loro corpi non verranno mai trovati, si vocifera che il finto innamorato, le abbia lasciate morire di stenti e poi bruciato i corpi dentro un bidone dell’immondizia. Velia chiedeva solo di essere amata, nulla di più.
Rimane solo una foto di una donna invecchiata e trasandata che cerca ancora di sorridere in quel campo di rottami.
Aspettava il suo uomo, dice il figlio mentre mostra la foto ai giornalisti, le aveva detto che sarebbe venuta a riprenderla per cominciare una nuova vita insieme.

Cosa ci può essere di più triste del conoscere questa storia, fatta di orchi, di ingenue principesse e dell’ennesimo principe che non arriverà mai.

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