L’Amore con la “A” maiuscola

Ci sono due signori, dico signori perché anziani suona male. Lui 84 anni, lei 82.
È il sesto anno che li incontro qui. Lei gira con un girello, lui col bastone.
Lei gli spalma ogni mattina la crema sul naso perché dice che avendo un naso importante, tende a scottarsi. Lui ogni pomeriggio alle 5 scende in spiaggia a chiamarla per andare a bere il caffè.
Lui è stato male, ha avuto la febbre ed è andato al pronto soccorso, lei quel giorno, non ha mangiato nulla.
Lui la prende in giro mentre l’aiuta ad infilarsi la calza contenitiva, le dice che non è vero che soffre di vene varicose, lo fa solo per sembrare più snella.
Lei lo aiuta a fare le parole crociate quando si tratta di gossip, lui invece sa tutto sugli eventi storici o la geografia.
Lui non ama il mare, preferisce stare a casa ma sa che a lei non piace dormire da sola.
Lei sa che lui vuole i suoi spazi ed il pomeriggio scende prima per farlo riposare in pace.
Lui ha un apparecchio acustico, lei la voce alta.
Lei ci vede poco, lui è bravo a descrivere le cose in modo dettagliato.
Lui l’aspetta sulla passerella del bagno e sposta tutti i giochi per farla passare, lei gli sistema la canotta e le ciabatte sotto l’ombrellone.
Lui ama ballare e quando c’é la musica, piega le gambe a ritmo, lei allora gli si mette accanto e muove le ruote del girello non perché ami ballare, ma per non far sembrare lui uno stupido.

Ed ora, mentre li vedo scendere in spiaggia, a passo lento ma sempre vicini, mi domando semmai ce ne fosse bisogno, cosa si potrebbe desiderare di più dalla vita se non di trovare una simile dolcezza ed un incastro così perfetto.

Avrei potuto descrivervi le notti mirabolanti di Riccione, gli eccessi sfrenati e la voglia di divertirsi qui, ma sinceramente, quello che più mi ha emozionato è stato il loro amore e la loro voglia di vivere assieme, ancora, dopo mezzo secolo.
Una fortuna che paragonata ad una vita di eccessi non ha eguali.
Ciao Luisa ed Antonio

La dura vita del commesso viaggiatore

Ho una regola: se entro le 20.00 non ho ancora trovato l’albergo, scatta il piano B: do coio coio…da lì in poi chiudo recensioni, punteggi, latitudini favorevoli e capricci vari. Clicco prenota sulla prima opzione che non preveda la vendita di un rene e mi faccio il segno della croce.
Inserisco tutti i dati, confermo il pagamento e chiudo gli occhi.
Da li in poi, quando so che avrò un tetto sopra la testa, mi rilasso e leggo con calma dove andrò a finire.
Nella mia vita da commesso viaggiatore ho collezionato hotel da incubo, che persino Gordon Ramsey avrebbe trovato accattivanti.
Ci sono tanti parametri per i quali un hotel può rientrare nella mia personale classifica del “mio dio sono ancora viva” e non parlo certo di miseri batteri, acari, muffe o insetti vari.
Diciamo che la pulizia passa tranquillamente al secondo posto se la porta della camera almeno si chiude, al terzo se non becco l’hotel ad ore, al quarto se non mi ritrovo nel quartiere “spaccio e batto” e al quinto se nel mezzo della notte non accoltellano nessuno nella camera accanto.
Il do coio coio è una roulette russa, è una sfida alle recensioni di tripadvisor, con quella sensazione in cui tu vuoi crede ciecamente: sono tutti concorrenti che vogliono infamare l’albergatore per vecchi rancori.
Questo di stasera ha 9 recensioni pessime, 2 scarse, 2 nella media, 0 molto buono, 0 eccellente.
Diciamo che cosi giuro mi son sentita Batman arrivata al cancello.
Persino il signore che mi ha visto parcheggiare aveva un’espressione smarrita, come a dirmi “ma sei sicura?” .
Per tre volte ha guardato se dalla macchina uscisse qualcun altro oltre a me e questo non mi ha di certo rincuorato.
Chi mi conosce sa che in questi anni ho dormito con sedie appoggiate alla porta a Padova, chiusa in un hotel abbandonato nella Barbagia, a Latina in un hotel di rumeni, ma mai con un cane in camera.
Ma col rischio di dormire per strada, avrei accettato anche un opossum in calore.
Vi lascio alle recensioni per credere: leggete dal 2009 ad oggi chi si aggira in questa struttura, libero e senza alcun vincolo.
Devo dire che che come soluzione del do coio coio non è nemmeno malaccio, meglio un boxer che un serial killer.
Io devo essergli stata particolarmente simpatica perché non ci sono santi, mi ha accompagnato in camera e da qua non se ne va…
Il padrone mi ha detto che forse verso mezzanotte scenderà come d’abitudine nella hall, ma se non dovesse accadere, verso le 3 dovrò aprirgli la porta perché esce a fare i bisognini.
Altrimenti, se volessi dormire, mi avrebbe dato senza problemi un tappetino igienico su cui lui poteva farla senza disturbarmi.
Vedendo la mole di Ettore e la dimensione ridotta della camera, ho già puntato la sveglia…

Istruzioni per Halloween…

Mi raccomando, ricordatevi bene che ad Halloween bisogna travestirsi, non svestirsi.
Che letteralmente significa sembrare qualcun altro e possibilmente, visto il tema spettrale, sarebbe perfetto brutto e morto non viva e zoccola.
Per quello, avete tutto il resto dell’anno, non c’è bisogno di far vergognare i vostri figli davanti agli amichetti delle elementari.
E anche qui, riflettete bene:
prima di uscire di casa con vostro figlio, pensate se fosse capitato a voi di uscire mano nella mano e girare per tutto il paese con vostra madre vestita da Cicciolina, vi avrebbe fatto piacere?
Se il vostro vestito è reperibile in qualsiasi sexy shop, siete fuori tema, sappiatelo.
Le giarrettiere, le calze a rete, le decolletes in pvc da cubista, il frustino o la guêpière anche se di colore nero, non sono propriamente indumenti che richiamano Halloween; è la notte dei morti viventi, non delle baldracche ambulanti….
La prima che carica foto “svestita” da cameriera sexy o da infermiera con una mega punturona in mano, la cancello. Non mi interessa se si fa la faccia bianca ed il finto sangue che cola dalla bocca, non è il Mi Sex è Halloween per Dio, bisogna uscire per fare dolcetto o scherzetto mica sono 30 euro in macchina e 50 a casa tua….
Se contandovi gli anelli del tronco, come si fa per capire l’età di un albero, realizzate di aver abbondantemente superato quota 35, a mio avviso, basterebbe un po’ di cerone e di occhi neri, altrimenti la soglia rischio di sembrare realmente più di qua che di là risulterebbe altissima, poi oh, fate voi…

Once upon a time….

Gli insetti venivano schiacciati al muro con la ciabatta, non presi delicatamente col fazzoletto a 4 veli ed invitati a spiccare il volo dalla finestra;
I pesciolini rossi vinti alla fiera non facevano nemmeno in tempo a galleggiare nella brocca che erano già nel water con annesso sciacquone premuto;
I cani, compagni di vita, venivano sepolti nel giardino condominiale e senza tanti fronzoli, ci mettevi sopra due fiorellini e ricominciavi a giocarci a pallone accanto, nessun trattamento psichiatrico infantile di elaborazione del lutto o storie assurde come “è partito per la legione straniera” .
La sera alle otto si guardava il telegiornale…ma, me mi, niente.
L’adulto decideva ed il bambino aspettava il suo turno.
A scuola si andava da soli a piedi e se pioveva quando uscivi, amen, la pioggia non ha mai ucciso nessuno e poi ci sono i portici, cammina lì sotto.
Se litigavi con un amichetto te la risolvevi da solo, mica chiamavi le mamme per questuare su una corretta gestione dei rapporti intrapersonali infantili. Sticcazzi, fate a botte e non rovinare la tuta nuova altrimenti quando torni a casa, ti ammazzo io.
La festicciola del compleanno la facevi con 4 amichetti in cucina, mica all’Hilton con sedie a platea e Paris che ti canta “happy birthday”.
Il regalino all’amichetta era un timbro di Poochie, un set di matite colorate, un pupazzetto o un robot, tutto al massimo con un budget di 10/15 mila lire. Non strisciavi carte oro della Visa o pagavi cene a base di pesce.
Il cane dorme fuori nella cuccia e se proprio lo vuoi in casa, non dorme sul letto, se vuoi dormirci assieme, mettiti sul tappeto con lui.
A Santa Lucia i regali non si sceglievano, al massimo si davano degli indizi, ma non ci si aspettava per forza fossero quelli.
Se dovevi tornare alle 10, significavano le 9.30 non le 10 e 05 altrimenti la sera dopo rimanevi in casa.
Cazzi miei a mia madre credo che nemmeno potessi pensarlo, figurati dirlo.
Certo avrei anche potuto diglielo, ma non avrei poi potuto raccontarlo a nessuno.
La parrucchiera te la pagavano per la prima comunione, cresima o il funerale di qualcuno, per tutto il resto non c’era bisogno.
Che scuola scegliere a 14 anni non era una una scelta che contemplasse la mia opinione.
Stamattina non vado a scuola, doveva forzatamente essere seguito da “ho 40 di febbre e vomito ogni 5 minuti”… Senza vomito già era dura…
I brutti voti prevedevano in sequenza: urli, e ceffoni a cinque dita con la madre e poi la sera, al ritorno, un ripassino pure dal padre che male non fa.
Anche solo immaginarmi seduta a discuterne su un divano con i miei che amorevolmente mi chiedono “Elena, raccontaci di questo 4, cosa accade?” mi mette i brividi, no, meglio io che corro intorno al tavolo e loro che cercano di picchiarmi in qualche modo, lo vedo meno psicotico della prima opzione.
Tatuaggi, birre, sigarette, limonate promiscue, discoteche a 100 km, minigonne inguinali, le 4 di mattina manco adesso, se glielo chiedessi, mi direbbe di sì.
Lo psicologo non è mai servito a nessuno, probabilmente perché era un trauma dopo l’altro ed infine, messi tutti assieme, ti pareva fosse tutto nella norma.
Ora, io dico, almeno il 90% dei genitori odierni ha passato la stessa mia infanzia e mi pare che tutto sommato, non sia stata così malaccio.
Non ci trasciniamo anni di alcolismo o di sedute psicoanalitiche per risolvere traumi infantili o dimenticare pesciolini rossi scaricati col wc net.
Che vi è preso per trasformarvi in amiconi e crescere sti piccoli Kapò, viziati e totalmente liberi di fare quello che vogliono?

Cuore di mamma soffritto con fagioli ed un buon Chianti

Questa ve la devo troppo raccontare….aereoporto di Bari. Partenze. Outdoor.
Mentre mi fumo in pace la mia sigaretta, arriva una macchina e parcheggia proprio di fronte a me.
Dalle portiere anteriori scendono mamma e papà, da dietro il piccolo pargoletto che parte. Età del fanciullo dai 40 ai 45 anni.
La madre coi lacrimoni agli occhi lo abbraccia mentre il padre scarica le valigie. La madre attacca con una prosopopea di avvertimenti che persino io smetterò di fumare domani.
La solita noiosa storiella: figlio unico non ancora svezzato che non sa come impedire alla madre di credersi indispensabile.
Tutto sto quadretto però viene drammaticamente rovinato da una ragazza…mentre la madre si spupazza vigorosamente il figliol prodigo, ella, giovane e bella, spunta alle spalle di lui, stacca il cordone ombelicale ormai ammuffito e gli sbatte la lingua in bocca. Morale di quello che capisco: lei è la ragazza di lui non ancora ufficializzata che piomba in aereoporto per salutarlo a sorpresa nonostante gli avesse detto che non sarebbe potuta venire.
La faccia della madre sembra Maria Addolorata che ha appena ricevuto un calcio negli stinchi, la faccia di lui è un misto tra vergogna e imbarazzo come se fosse stato beccato adolescente dalla madre a masturbarsi in bagno, il padre assiste attonito ed io mi accendo un’altra sigaretta, non potendo andarmene proprio ora….
La scostumata tende la mando alla madre in apoplessia, sfodera una scollatura da quarta quasi quinta mentre la povera anziana fatica a reggersi in piedi.
Signora che piacere conoscerla finalmente!
La madre guarda il figlio e con un filo di voce gli dice “eh mò QUESTA chi è?”
Il figlio tramortito e con rossetto sbavato ovunque, la guarda balbettando e le fa “ma dai mamma, te ne ho parlato, è Rossana”
Mai parlato di nessuna Rossana, io sapevo di una certa Chiara…
Scende il silenzio ed io ringrazio di avere questa enorme possibilità qui, ora, gratis e con ben due ore a disposizione prima che il gate chiuda.
Ma quale Chiara, quella stava alle superiori mamma!
Ed io lì ero rimasta, se cambi spesso donne la colpa non è mia!
Rossana non coglie la stoccata e sorvola, spiega il suo arrivo, la sorpresa e si augura che al ritorno di lui, si possa fare una cena tutti assieme.
Nessuno dei due, madre o figlio, confermano o mostrano entusiasmo per un eventuale prossimo incontro.
E qui viene il bello…Rossana, figlio e madre, fermi tutti e tre in piedi, il padre sempre dietro a fare da scenografia.
È ormai chiaro pure a me che Rossana si aspetta che la madre se ne vada per poter salutare dignitosamente il proprio masculo e a sua volta probabilmente, la madre aspetta che Rossana si levi di torno per rimettere il figlio nell’utero..niente nessuna delle due se ne va…iniziano a spazientirsi entrambe….
Lui imbarazzatissimo dice “forse è meglio che mi avvii, non vorrei ci fosse coda al check in”.
In coro le due ma se hai l’aereo alle 19 e 45! (17.00 mentre scrivo)
E niente, lui desiste e fa come la Svizzera, neutrale per evitare di compromettersi uno o l’altro rapporto.
Rossana inizia ad innervosirsi, lo guarda sperando prenda finalmente una decisione da uomo e chieda alla madre di farsi da parte.
La madre, ferma immobile tra lui ed il figlio come a dire “chi ti ha messo al mondo tra noi due?”
Incredibilmente il padre si rianima, afferra un braccio della moglie e la invita a salutare il figlio perché poi altrimenti troveranno traffico in tangenziale.
Rossana vittoriosa si affretta a salutarla e rinnova l’invito ad una prossima cena conviviale, lui abbassa la testa e la madre col coltello nel cuore, sale in macchina.
Mentre il padre fa la retro, la piccola donna barese, ferita nel ventre materno ma non ancora disposta a cedere la vittoria al nemico, abbassa il finestrino e fa “amò, guarda che i preservativi che avevi nel cassetto te li ho messi nella tasca interna, dove sta il dentifricio, chiama quando arrivi, ciao! ”
Rossana devo dire che a questo punto mi sorprende: oltre al reggipetto sfodera una prontezza di spirito e di battuta da alti livelli comunicativi e fa : mammà non stare a preoccuparti, con lui abbiamo già deciso, prima ci sposiamo e poi ti daremo tanti bei nipotini!
La Madre Regina sconfitta nel cuore e nell’animo lancia un’occhiata che promette comunque vendetta e col Re e si avvia mesta verso il castello lasciando che la cortigiana arrampicatrice si appropri del principino mentre quest’ultimo guarda la propria genitrice con mestizia e rassegnazione.
Devo dire che il finale mi è proprio piaciuto anche se mi domando se tanto vigore valga mai la pena per un principe azzurro così moscio….

Che disdetta la disdetta!

Dopo 7 anni, a novembre rispettando i corretti termini di invio, disdico Premium.
Tempo due gg, mi arriva una chiamata:
Pronto, la signora Massetti?
Sì, faccio io.
Sono del customer care di Premium, abbiamo ricevuto la Sua richiesta di disdetta, posso sapere il perché ?
Perché da 48 euro bimestrali del 2007 ora me ne costate 70, un po’ troppo direi per vedere qualche partita e film di seconda scelta.
Ok, facciamo così, le offro il suo abbonamento a 55 euro bimestrali per il prossimo anno.
No, scusi, non ho capito, perché sta cosa?
Eh lei ha mandato la disdetta!
Sì e quindi lei mi sta dicendo che sono stata una cretina a non mandarla anni addietro?
Certo, se lei ogni anno me l’avesse mandata, io ero obbligato ad abbassarle i prezzi…
Quindi in 1 minuto e 23 secondi di telefonata, lei velatamente dichiara che essere una buona cliente, non rompere mai le palle e pagare tutto regolarmente con voi non conviene?
Guardi che fanno tutti così.
Io non l’avevo mai fatto e mi vergognerei di consigliare a qualcuno di farlo.
Cosa vuole ottenere? 50 euro al bimestre e la chiudiamo qui?
No, vorrei che lei capisse che è un sistema del cazzo.
Ed è proprio perché mi fa schifo ottenere qualcosa minacciando di andarmene, che non ho mai amato quelli che sbraitano tanto e poi rimangono, quelli che si accorgono troppo tardi di qualcuno che vale e che in fondo 90 euro all’anno non mi cambiano la vita, che adesso sono ancora più convinta della disdetta.
Ma pensa un po’ che società insulsa, gente che ti tratta come un accattone e altri che si sbattono come pazzi svendendosi per pochi euro.
Bel marketing, complimenti.

Cinzia, la mia musa ispiratrice

Ieri sera…
Lui: tesoro sei stata fantastica, ma mi sembra corretto mettere subito in chiaro le cose; non sono tipo da storie serie, non pretendo e non concedo esclusive, capisco che tu alla tua età abbia voglia di costruire qualcosa di concreto, ma io mi conosco, non sono il tipo e tu rimarresti delusa..spero che ora tu non metta giù il muso e si possa continuare a sentirci ogni tanto…
Lei : capisco..ehm…ehm..scusa …ma come hai detto che ti chiami?
Dio esiste, ne sono certa ora…

L’orletto dove lo metto, dove lo metto….

Mi fate un fischio appena è passata sta moda dell’orlo dei pantaloni tirati su sette volte? No perché, in tutta franchezza, siete inguardabili, fa più sesso un nasello surgelato di voi con ste cavigliette al vento…per carità, mica siamo qui a pretendere Rambo che si cucia il braccio ferito da solo, ma ci avete già rubato la crema depilatoria e l’estetista, suvvia le caviglie fini lasciatecele almeno!!

Una ricaricard ti cambia la vita…

Il biondo offre innumerevoli possibilità, una di queste è quella di essere sovente scambiata per una ragazza dell’Est… Diciamo che una mora può tranquillamente permettersi di aspettare che il semaforo diventi verde senza incappare nel latin lover canuto di turno…ormai ci ho fatto quasi il callo e fatta una ragione: ferma in piedi davanti ad un palo non ci posso stare.
Comunque quando oggi ero fuori dal centro commerciale, aspettando mia madre che facesse la spesa e l’ho visto arrivare, mi sono detta perché no? Vuoi la rumena? E rumena sia…
Ecco sommariamente, care amiche, il dialogo di un uomo con una che lui crede essere rumena:
Lui: ciao, che fai qui tutta sola?
Io: scusare me no parlo italia
Lui: e secondo te perché son venuto subito qui? Si vede subito che sei straniera, sicuramente rumena, io me ne intendo ( son contenta di aver speso 600 euro per questo piumino, son soddisfazioni eh)
Io: tu no volere ragasa italia?
Lui: io, ma che scherzi? Io sono abituato bene, manco le guardo da lontano quelle, so rozze e cafone, non si tengono per niente, mica faccio l’antiquario io… Voi sì che siete delle vere signore. ( ha parlato il sexy lord col cellulare attaccato alla cintola e la camicia con la panza di fuori).
Io: no tu tropo buono, io no meritare
Lui: no bella tu meriti eccome, io sono pieno di soldi, ci ho il bmw e la villa, se vieni con me ti faccio sentire una regina, dai sali in macchina che andiamo a bere qualcosa.
Io: no poso ora io badante signora ( indicando mia madre al di là del vetro, scusa mamma, ti ho dovuto sacrificare per il bene dell’umanità)
Lui: e portati pure la vecchia, che problema c’è, la facciamo dormire sul divano. Mentre lo dice e siamo girati a guardare mia madre, lei si accorge e non capendo, fa ciao con la manina.. se sapesse che la sto crudelmente barattando per un post, mi ammazza!
Io: no dami tuo numero, io te chiamare
Lui: ma va là, pago io … ecco tieni, che telefono hai? E tira fuori una sventagliata di ricaricard da 10 euro di tutti i gestori …si però poi tu mi ringrazi come si deve, sai fare bene quel ballo col palo? ( per dieci euro di ricarica mi devo pure lussare una spalla, al massimo ti accenno qualche passo di tip tap..)
Io: o certo io brava fare capriole atacata…
Lui: Bene a sapersi, non vorrei farti male, sono una forza della natura, mi devo trattenere a volte altrimenti le spezzo! ( ti capisco benissimo, sapessi quanto mi sto trattenendo io) va bene scrivi 333…, oh ci conto, non mi fare aspettare troppo altrimenti ne trovo un’altra, ci metto poco sai quante che mi vogliono? (Immagino visto l’investimento in ricaricard) Ah ma come ti chiami??
Io: Irina (grazie infinite Bepi!)
Lui: ma dai vedi che è destino? Io mi chiamo Ivan e mia madre si chiama Ornella! ( non fa una piega)
Io: grasie e ciau
Ora aspetto solo di divulgare l’amore che Ivan è disposto ad offrire, magari comunicandolo in qualche bel bagno dell’Autogrill…in fondo noi donne italiane non ci meritiamo un pezzo d’uomo così, lasciamolo pure alle altre….

C’eravamo tanto amati….

Più o meno funziona così: i primi indizi arrivano da link ambigui che inizia a pubblicare sempre più frequentemente tipo “se non ti cerca non ti ama”, “ciò che non ti uccide ti fortifica” o “del domani non vi è certezza”…seguono video di canzoni anni 90 tipo “amici mai” di Venditti, “più bella cosa” di Eros per poi rovinosamente terminare l’hit parade con l’apoteosi per antonomasia della decadenza amorosa …I will survive.. Disperato, tenta il tutto per tutto giocandosi l’ultima carta: crea album o invade la propria bacheca con le foto del partner ( mai fatto prima) o con foto che li ritraggono insieme felici in tempi ormai lontani, cancella amicizie inappropriate, cambia la foto del profilo con annessa didascalia sdolcinata e sequel di slacciugose dichiarazioni di eterno amore a cui il partner non si degna nemmeno di rispondere. Tutto questo ahimè non basta mai e quando ormai la frittata è fatta, si rassegna e cambia il suo status in single; ai commenti che seguono questa dichiarazione, si limita a postare faccine tristi e sentenze tragiche, tipo sono morto dentro e non potrò mai farcela, rigorosamente postati ad orari folli tipo le 3 e 40 di mattina, mai di pomeriggio…nelle settimane successive, dopo nottate di pena e dolore, si cambia registro e i post prendono una piega becera tutti improntati alla vendetta e all’odio verso quello che era meno di due settimane prima l’amore della sua vita…da qui i tempi sono personalizzati ma mai oltre i 60 gg dall’inizio del ciclo… Inizia la parte della rinascita: foto del soggetto impegnato ad apprendere passi di salsa e bachata in qualche balera di periferia, bicchiere con Mojito alzato e tag vari in palestra, bar, piscina, cinema, museo, ristoranti, stazioni ferroviarie ed aeroporti. Le lacrime sono ormai un lontano ricordo, le foto dell’ex soppiantate da facce nuove e finalmente l’epilogo: ricambio dello status in impegnato …i post si semplificano e tutto intorno si placa…in 80 giorni forse non si può fare il giro del mondo, ma sicuramente tutto questo sì…ah se per caso incontrandolo, ti azzardassi a chiedergli “come va ora” ti guarderebbe in modo stralunato e risponderebbe “scusa ma a te chi te la detto? Perché la gente non si fa mai i cazzi suoi?”