Si inizia col rubare un ombrello e si finisce in motel

Il mondo si divide in due categorie di persone: chi lascia l’ombrello fuori dai negozi e lo ritrova e chi come me, lo porta dentro grondando acqua come Noè.
Perché io col ciufolo che lo lascio lì, visto che quando l’ho fatto, non l’ho mai ritrovato.
Persino un orrendo promozionale dell’Algida, praticamente un ombrellone da spiaggia rosso e giallo con su un cornetto gigante, che mi vergognerei solo a pensare di rubarlo un affare del genere io.
Niente cispato pure quello.
Che ce ne vuole di coraggio ad allontanarsi con l’ombrello di un altro come se niente fosse.
Ma d’altronde, rifletto tra me e me in coda alla cassa, c’è chi proprio in questo momento, si fa il marito di un’altra in qualche sperduto motel di periferia, chi chatta di nascosto col moroso della migliore amica o chi infrange un contratto lavorativo per rivendere sottobanco a 4 soldi in più.
Insomma è tutto un appropriarsi dei beni altrui, con una nonchalance che in effetti un ombrello pare poca cosa al confronto.
Perché la gente frega il prossimo convinta di farla sempre franca e poi messa davanti all’evidenza, tradisce un certo stupore, come a dire “non dovevi scoprirlo, adesso mi metti in imbarazzo”.
Eh già, incredibile seppur vero, il disagio moderno è l’essere scoperti più che l’agire sapendo di stare sbagliando.
A volte credo che per molti ci vorrebbe una bella lezione, chessò, una moglie che irrompe nel motel proprio sul più bello, un marito che rincasa prima del dovuto o uno che si mette ad urlare in mezzo alla strada “quello è il mio ombrello!!”.
Perché se non li becchi con le mani nel sacco o sull’ombrello, negheranno sempre, diranno che il marcio sta solo in Danimarca, mai in casa loro, nei loro rapporti.
Come adesso, proprio di fronte a me, che il commesso sfoggiando una vistosa fede nuziale al dito, non la smette di elogiare una madre con prole a seguito che tutta ringalluzzita, gli tiene ben bene il gioco.
Eppure io ho visto l’anello, l’avrà visto anche lei no?
Voi direte “va beh scherzano, che male c’è?” Bah forse niente, in fondo è come un ombrello lasciato fuori, che male c’è se ne prendo uno anche io quando nessuno mi vede?” Lo fanno tutti!
E così, a forza di prendere ombrelli o consorti altrui e a minimizzare sempre tutto, ci si ritrova a non capire più quali siano i limiti in cui poter agire ma soprattutto, a non sentire più l’ormai rimpianta coscienza che ti frenava a priori il desiderio di appropriarti di qualcosa in nome della virtù di un accordo, una promessa o di una parola data.
Ora pare vada di moda la coscienza after market: se mi scoprono, mi prenderò le mie responsabilità, ma fino a quel momento, al diavolo tutti, io me la gioco.
Sapete forse cosa ci ha rovinato? Il carpe diem, il credere che il soddisfare un desiderio di oggi valga più di qualsiasi emozione ormai andata, della vergogna ormai al minimo sindacale visto lo sdoganarsi di corna e di patti violati di questi tempi.
Mi sembra che la gente continui ossessivamente a domandarsi “ma sono veramente felice?” E ho il dubbio che lo faccia più che per interrogarsi seriamente, per darsi un alibi qualora decidesse di compiere scelte insensate.
Sento spessissimo ripetere “sono giovane, devo provarci, non posso accontentarmi, devo essere felice, non posso perdere il mio tempo e poi rimpiangere ciò che non ho fatto” come se tutto ciò che hanno avuto fino ad oggi, tutto d’un tratto non sia abbastanza, che là fuori, ci sia un mondo pieno di occasioni a cui non poter rinunciare proprio ora.

Mai nessuno che prenda queste stuzzicanti opportunità e questo ritrovato turgore per migliorare i rapporti che ha in corso.
Sbam! Si chiude la porta e si gode l’encomio dell’incerto avventuroso tutto da solo.
Un po’ come Pinocchio quando accetta di andare nel paese dei Balocchi: si spiaccica al muro il grillo parlante, si tira un vaffa alla Fata Turchina e via con Lucignolo verso nuove avventure.
Eh si sa, come è andata a finire…asini!
Insomma…ricapitolando, ecco il succo del discorso: tutto filerebbe diversamente e sicuramente meglio se, anziché rubarmi l’ombrello, una mi aspettasse fuori e mi chiedesse di accompagnarla fino a casa o alla macchina piuttosto che fregarmi e andarsene egoisticamente asciutta solo lei.
Idem per questo commesso che potrebbe tornare a casa da sua moglie e dirle in faccia che vuole qualcosa in più utilizzando tutta questa energia per rinsavire il loro rapporto anziché disperderla in altri cento senza senso.
Le più grandi opportunità e la ricerca della felicità non si basano mai sul fregare il prossimo o il dimenticarsi l’importanza dei rapporti umani.
E di che si dica, di un disonesto o di un fedifrago non si narrano mai vite piene di soddisfazioni.
Ah già, mancano quelli dei motel.
No per quelli lascio perdere, ci penserà qualche malattia venerea a fare giustizia.

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