La colpa è più dei mandanti che degli esecutori

Le ragazzine si prostituiscono perché han capito come fare i soldi facilmente, punto. Inutile dar la colpa costantemente ai genitori, diamola alla nostra società in cui la figura del calciatore e la zoccola hanno spodestato la maestra elementare e l’astronauta, dove prostitute maggiorenni vengono intervistate come idoli, fanno la bella vita, scrivono libri o siedono in Parlamento.

Vegani imbruttiti

Ok, l’avete voluto voi, parliamone. A me sta bene tutto, chi lotta per la Tav, chi sostiene il femminismo moderno, chi suona al mio campanello di sabato mattina per vendermi un Folletto o farmi credere nell’imminente fine del mondo. E mi può pure stare bene chi mette un banchetto fuori dal Circo Orfei per invitarmi a non entrare. Però mi sembra che un certo gruppetto di attivisti stia un po’ troppo calcando la mano. Che io sia additata come stronza carnefice perché mi mangio un hamburger fuori da un bar mi pare alquanto eccessivo. Che io indossi un collo di pelliccia e qualcuno si permetta al ristorante di venirmi a disturbare e con tono alquanto incazzoso, mi si rivolga con sdegno, mi fa alquanto sbarellare. Voi vegani, naturisti, nuove frontiere di piccoli personaggi non più vestiti d’arancione ma di poliestere potete fare tutto quel cazzo che vi pare, basta che il vostro pensiero non diventi l’infastidire il mio, basta che la vostra causa non sconfini nella mia libertà di scelta, basta che il vostro movimento non abbia come priorità l’insultare chi non avvalli il vostro pensiero e non precluda a me di uscire tranquillamente o di darvi la libertà di rompere le balle a chiunque quell’interesse così viscerale non ce l’ha come priorità di vita. Fate come fanno da anni i Testimoni di Geova, andate e promuovete il vostro pensiero…mai visto un Testimone di Geova che mi suoni il campanello e mi dica ” tè cretina, dai mica crederai a quelle balle cristiane, apri che ti spiego un paio di cose, pirla!” O che incontrandomi per strada e notando al mio collo un crocefisso, cominci un turpiloquio condito di auguri per morte tra atroci sofferenze. Le lotte si fanno rispettando gli altri, esaltando il principio primario per il quale si è scelto di sposare quella causa e mai scontrandosi violentemente con chi non la pensa come voi. Quella cari miei, si chiama dittatura e di crociate sanguinarie i libri di storia sono pieni ma nessuna di esse verrà mai raccontata con un retrogusto che sa di pace e di benevolenza. Il voler violentemente inculcare un dogma o ritenersi esseri eletti perché illuminati da qualsiasi principio di alleanza e solidarietà, sia esso nei confronti degli animali o degli esseri umani non è un sano principio, non ritenetevi molto meglio di noi carnivori. Credo che qualcuno stia travisando un po’ troppo e che tutto questo fervore ora stia sconfinando in patologia mentale. Attenzione, che le penne andando avanti così, ce le lasciate voi…

Uber frau

Il problema è questo: io sono troppo avanti… io non posso abbassarmi di livello e parlare con una che si lamenta per qualche chilo di troppo, dello stronzo di turno o del divorzio del figlio…non posso far finta che mi vada di chiacchierare o di sentir parlare di quanto la sua vita sia ingiusta perché il datore di lavoro non le dà la giusta paga, la giusta importanza o la fa lavorare mezz’ora in più…ripeto sono troppo oltre. Io vedo le cose sotto un’altra luce, sono un’illuminata da un certo punto di vista e non potete chiedermi di mettermi alla pari con chi si auto flagella per un problema banale. Pensavo che dovrei mettermi all’angolo della strada e domandare ad ogni passante “tu oggi perché sei incazzato o triste?” Sentire tutte le sue lamentele e poi dire una delle mie, la meno importante, così buttata lì velocemente… volete scommetterci che lo batto? Volete vedere che poi la smette di passare per un martire? Ma chi me lo fa fare? Arrangiatevi, se volete passare l’unica vostra vita ( mi perdonino i buddhisti) a piangervi addosso fatelo, ma non criticate me perché cerco sempre il lato positivo delle cose e riesco a combattere ogni giorno dando il giusto valore al risolvibile e ai veri drammi della vita. E’ una grande dote e si vede che molti di voi non se la meritano (in risposta al messaggio privato in posta ndr)

Cena di Natale coi parenti o un calcio nelle reni?

Approfitto di questa bacheca per agevolare eventuali domande che durante queste feste, come negli ultimi vent’anni, mi vengono sottoposte da amici/ parenti/ persone che non vedo da lunga data: no non mi sono sposata ne ho in progetto di farlo nel 2014; lo so rimango solo io, persino la Cristina, la Claudia, la Giovanna ed il fratello trans di tuo cugino l’hanno fatto, ma io per ora no. E no, non mi stai spaventando e sì lo so finirò sola in un ospizio. Dovrei risponderti che almeno la metà degli anziani che mi faranno compagnia hanno cresciuto almeno due figli, quindi riflettici bene prima di dirmelo perché forse quest’anno mi scapperà senza volerlo. Se tu ti sposi l’anno prossimo sono contenta, se hai in programma di farlo tra due anni, dimmelo al prossimo Natale perché a malapena mi ricordo di mangiare stasera. Se poi proprio vuoi farmi un favore, dimenticati di ricordarmelo. Come conseguenza della prima risposta, io eviterei la domanda riguardante i figli, so che siamo nel ventunesimo secolo, ma disseminare figli in giro con il primo che capita non fa per me, comunque se proprio devi chiedermelo la risposta è no. E no, non ho nemmeno in programma di farlo nel 2014 e a parte tu non sia il padre, non capisco la tua preoccupazione. E poi arriviamo all’apoteosi delle due domande precedenti: l’orologio biologico: ora, tutti sappiamo che la fertilità di una donna della mia età, ha le ore contate, manca poco e il meccanismo smetterà di funzionare; lo so io, lo sa il mio ginecologo e persino il tabaccaio in centro, non c’è bisogno di parlarne durante il pranzo di Natale davanti a tutti, altrimenti a questo punto, anche io potrei iniziare a discutere della prostata dello zio, della menopausa della cugina o della corna di tua moglie col postino, quindi o decidiamo che gli argomenti valgono per tutti o mi fermerei prima fossi in te. È tutto chiaro?

Ma voi ve lo domandate mai cosa sia la felicità?

Decido di fermarmi in un autogrill allo scoccare del 190esimo kilometro percorso per bermi un caffè che mi rigeneri animo e vista e mentre sto per entrare mi accorgo che l’unica cassiera è intenta a fumarsi una sigaretta all’entrata. Mentre mi avvicino, mi guarda sospirando e mi dice “Ha bisogno?” “tranquilla le dico io, continui pure, mi guardo un po’ i cioccolati e l’aspetto dentro”. In verità devo essere ad un appuntamento tra meno di un’ora e devo ancora attraversare tre province, ma non importa, 5 minuti non mi cambiano la vita. Al suo rientro non vi dico i ringraziamenti che mi ha fatto, sembrava che fossero anni che non era oggetto di gentilezza. Perché, sapete secondo me, la gente è gentile quando sta bene con sé stessa, quando non deve riversare su figure metaforiche frustrazioni o cattiveria, quando stai bene fai del bene sperando che ti ritorni e se poi ciò non accadesse, fa niente, continuerai a farlo. Da una persona felice non otterrai mai risposte sgarbate o “sgambetti in senso figurativo”, quelli sono gli infelici che vogliono vedere tali anche gli altri, ai quali non sarebbe sembrato giusto che una si prendesse una pausa durante il lavoro e che sono poi gli stessi che ti fanno filippiche su quanto siano oberati di incombenze e vessati da tutti, quelli che non concepiscono la loro mediocrità e puntano il dito sempre e solo su elementi esogeni, che si riuniscono in gruppetto a fine lavoro per lagnarsi sempre e comunque di qualsiasi cosa ma mai che siano anche solo per pochi secondi umili nel chiedersi dove inizia la reale vessazione o dove dovrebbe finire la loro incompetenza. Compro una stecca di cioccolato per avvalorare la mia bugia iniziale e poi aggiungo “ah mi fa anche un caffè visto che ci siamo?” Risposta di lei “certo se mi permette però glielo offro io”. Ci ho guadagnato un caffè ed ho fatto felice una signora, da persona che vive in una società come può questo non far star bene? E voi ve lo domandate mai a fine giornata, se avete reso felice qualcuno con una semplice cortesia?

Generazione di commesse 2.0

Oggi ho capito cosa manca realmente a questa nuova generazione: l’equilibrio. Entrando in un negozio o fai fatica ad individuare la commessa perché si nasconde sotto il bancone pur di non venire disturbata mentre chiacchiera beatamente al cellulare, oppure ti trovi l’opposto: la guardinga…mentre sfili tra i vari scaffali, lei ti scruta con la vista perimetrale, ti pedina come un giaguaro con una gazzella…se osi toccare qualcosa, appena ti sposti leggermente, lei zompa sull’oggetto e lo rimette nel suo naturale stato tanto che poi ti senti persino in colpa a non averlo ripiegato adeguatamente…è talmente alta l’ansia che ti mette che decidi di guardare solo da lontano cercando di indovinare se è un maglione o una sciarpa..stai dieci minuti davanti a quello scaffale come una scema facendo ah, oh, bello…se decidi di provare qualcosa duecento volte, lei per duecento volte ti dice “se hai bisogno chiedi pure”… No non ho bisogno, no non mi servono i tuoi consigli e no non sto rubando niente…sappi che tu farai la commessa da 6 mesi, ma io sto strisciando carte di credito da vent’anni che mi è venuto persino il tunnel carpale, credo di potermela cavare egregiamente in questo settore ..Chiesto una volta ok, poi dileguati e aspettami alla cassa… Ti hanno spiegato che fare la commessa significa sì farsi vedere disponibile ad assistere la vendita, ma non torturare psicologicamente la cliente? E quando esci dal camerino sperando che lei sia distratta, ti frega e spunta da dietro esclamando ..”ah sì questo ti sta divinamente bene, l’ho preso anche io” Ah sì??? Hai comprato un tailleur con gonna al ginocchio a vent’anni? Beh se è vero, curati seriamente…Lasciami respirare!!Ho visto gente non entrare più in negozi o piuttosto comprare online perché lo shopping deve essere un momento rilassante non un quarto d’ora di puro terrore! Esco che sono talmente sudata e nervosa che mi domando se ho comprato un vestito o pagato il commercialista